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martedì 24 novembre 2015

Non c'è niente al mondo capace di togliermi il sonno

Ho una collega che dice che fa fatica a dormire di notte per l'ansia che le viene quando pensa a tutte le cose urgenti che ha sulla scrivania ancora da espletare.
Io ho una scrivania sommersa dalle pratiche, che a loro volta hanno pure colonizzato una mensola denominata "mensola del trib.", eppure le mie 7 ore di sonno a notte me le sparo sempre senza problemi.

Cicì dice che non riesce a dormire perchè ha paura degli attentati, ha paura di andare in giro per il centro, ha paura di prendere la metro, ha paura degli "arabi" che incontra per la strada.
Io mi ripeto che non voglio vivere la mia vita nel terrore e non mi faccio togliere il sonno nemmeno da questo.

Ho paura degli scontri diretti con le persone, mi monta un'ansia dentro quando devo sostenere le mie posizioni (più che legittime, aggiungerei) davanti a persone a cui credevo non avrei mai dovuto spiegare le cose ovvie - tipo che se non vieni alla mia festa di compleanno senza neanche avvisarmi magari poi io mi offendo, ed è inutile che mi dici "vediamoci venerdì sera per chiarire", tanto ormai mi avete già delusa e questa è una cosa che non potrò mai cancellare.
Neanche questo, però, riesce a tenermi sveglia di notte.

C'è una cosa, un pensiero, che mi blocca il respiro, che mi fa sudare freddo e tremare dalla paura. Un pensiero che mi causa delle fitte al petto, degli attacchi di panico fortissimi.
Ho una paura folle del momento in cui dovrò chiudere gli occhi e non riaprirli mai più. Non sono credente e quindi sono convinta che non ci sia nulla dopo la morte quindi... insomma, non riesco a concepire che un giorno non esisterò più, non vedrò più le persone che amo e che ho amato, che non potrò più mangiare, bere, godere delle cose belle che questo mondo offre.
E' una cosa che non ho mai detto a nessuno perchè suppongo che tutti abbiano paura della morte. Io però ne ho proprio un terrore viscerale.
Questo pensiero rispunta ad intervalli di qualche mese, sempre appena prima di addormentarmi e, in effetti, mi tiene sveglia per un po'. Giusto il tempo di sudare freddo, tremare, trattenere le lacrime, poi riesco a distogliere la mente ed allora riesco ad addormentarmi.

In definitiva, nemmeno il mio terrore più grande è capace di togliermi il sonno.
Questo, comunque, non significa che io non abbia preoccupazioni.

Oggi sono triste.
Sono passati due giorni dal mio compleanno, ed in verità volevo essere qui a dirvi di quanto sono stata felice della torta



dei regali meravigliosi ed azzeccatissimi che gli amici mi hanno fatto



di quanto è stato bello passare un sabato sera in compagnia delle uniche persone che posso definire amiche


Invece sono triste.
Sono triste perchè tre persone che consideravo amiche hanno ben pensato di non presentarsi alla mia festa senza nemmeno avvisarmi e senza neanche chiedermi successivamente scusa. Ed alle mie richieste di spiegazione hanno risposto che non pensavano ci sarei rimasta così male, che non è stato fatto in mala fede ma non se la sentivano di venire perchè non erano dell'umore di festeggiare e che insomma ora dovrei anche smetterla di rinfacciarglielo perchè si sentono già abbastanza in colpa.
Vabbè.
Contro la stupidità umana neanche gli dei, proprio.

Devo davvero smetterla di dare a gente così il potere di ferirmi.

mercoledì 26 agosto 2015

Desideratus ferie!

Capisci che hai davvero bisogno di ferie quando avresti voglia di tirare su il telefono ed insultare il domiciliatario ritardato di Bari a cui devi addirittura mandare la nota di iscrizione a ruolo già compilata perchè lui 'non sa come si fa'. Considerato che rivolgendoci a lui stiamo solo facendo un favore a Cicì, visto che è sua parente.
Vabè.
Si sa che gira così.

Comunque anche quest'anno siamo stati a Ravenna.
Stavolta, complice il bellissimo tempo, siamo riusciti anche a fare qualche giorno di mare e, nonostante le mie ore sotto il sole a tentare di abbronzarmi, quantomeno riesco a non assomigliare più ad un cadavere.
La settimana a Ravenna è trascorsa tra partite a Caverna alle 2:00 di notte; concerti "country" sulla spiaggia con squisita birra Poretti 7 luppoli (SETTE, signori, ben sette luppoli!); merende con i *rotolini*; dimostrazioni della mia inettitudine a giocare ad Hearthstone e gente che in branco si è convinta a fare tatuaggi... perchè già che siamo qui vuoi non approfittare della ragazza del nostro amico che ha uno studio tutto suo e fa delle cose che definire capolavori è poco? Ehggià.

Abbiamo inneggiato ad Illidan in vista della prossima espansione di World of Warcraft al grido di: YOU ARE NOT PREPARED!

Ci siamo tormentati a vicenda con "Desideratus bellum" e qualsiasi sua desinenza ("Desideratus sushi", "Desideratus porco", "Desideratus mare", sìsì siamo molto creativi) o "Put your faith in the light!", perchè sì.


Anche quest'anno ho conosciuto una persona che non avevo mai visto di persona e di cui, tra l'altro, non volevo fare la conoscenza perchè mi stava immensamente sulle palle.
E anche quest'anno mi sono dovuta ricredere perchè si è dimostrata una persona squisita e che valeva la pena conoscere.
A questo punto comincio a pensare di essere io quella stronza che si fa i pregiudizi su tutti, ehcheccazzo!


Ma soprattutto, signori, siamo diventati ufficialmente dei ciccioni.
Vi lascio una diapositiva del famoso "rotolino", che abbiamo avuto il coraggio di scofanarci un pomeriggio attorno alle 16 con la seguente scusa "Mmmh, ho un leggero languorino" - poi siamo andati a mangiare sushi, perchè appunto siamo degli obesi.


E sì, quello è il braccio di Cosh!
Altra novità è che, al ritorno in ufficio, ho trovato ad aspettarmi una piacevole sorpresa: il cosplay di Sylvanas che avevo commissionato ad una bravissima ragazza, che ha fatto un lavoro notevole!
Ora sono alla disperata ricerca di orecchie a punta ma direi che se tutto va come previsto, a Lucca mi vedrete nei panni della Ranger General Sylvanas, versione Warcraft 3 quando era ancora una giovane elfa piena di vita... e non la regina delle banshee corrotta dal Lich King.



Sono troppo felice di riuscire a portare questo cosplay! Sylvanas è il mio personaggio preferito di WoW in assoluto, e sono stata contentissima di trovarla anche su Heroes of the Storm e di scorprire che è pure divertentissima da giocare.
La sua storia è fantastica e strappalacrime allo stesso tempo, forse è per questo che mi ci sono così tanto affezionata. Le sorelle Windrunner (Sylvanas, Vereesa e Alleria) erano elfe ranger e, anzi, Sylvanas era proprio il capitano delle guardie di Quel'Thalas, capitale del regno degli elfi.
Ma quando la follia di Arthas si riversò sulle terre della sua gente, quasi tutti morirono e la città cadde nelle mani del Flagello dei non-morti. Vereesa fu l'unica delle sorelle Windrunner a salvarsi (e più avanti sposerà un mago umano di nome Rhonin), Alleria morì difendendo la città e Sylvanas venne catturata da Arthas e trasformata in uno dei suoi servitori non-morti: la regina delle Banshee.
La volontà di ferro di Sylvanas le permise di liberarsi dal perfido giogo di Arthas e riuscì perfino a radunare qualche altro non-morto che, come lei, era riuscito a ribellarsi.
Fondò la città di Undercity sulle rovine della vecchia città umana di Lordaeron, lei ed i suoi 'Forsaken'.
Giurò di uccidere Arthas.


Ingame la si trova in una stanza ad Undercity, oltre che in una questline se si crea un personaggio non-morto. Fa anche uno splendido cameo nella rappresentazione a fumetti della trilogia del Sunwell.
Dopo aver ucciso il Lich King ad Ice Crown Citadel e completato la quest per la Frostmourne, si riceve anche il carillon di Sylvanas, che intona la canzone che parla dell'assalto a Quel'Thalas:

Si vede che la amo, vero?
Ok, ora la smetto!

giovedì 14 agosto 2014

Empire State of Mind

Siccome quest'anno non credo che andremo in vacanza, quale modo migliore per esorcizzare il pensiero se non quello di parlare dei viaggi già fatti?
Mi è venuto in mente che, appunto, non avevo ancora messo qualche foto decente del viaggio in America dello scorso aprile.
New York:

Rockefeller Center ("Mamma ho perso l'aereo", anyone?)

Central Park, domenica pomeriggio

9/11 Memorial
Chrysler Building (King Kong, per dire)
Off-Broadway Theater
1) Nello spazio antistante il Rockefeller Center (quello dove di solito piazzano la pista da pattinaggio) era tipo in ristrutturazione o cosa, quindi la foto non rende granchè;

2) Cosa fanno i newyorkesi la domenica pomeriggio? Giustamente si dedicano al baseball in Central Park... e riescono a rendere un grande evento anche la partitella amichevole al parco;

3) Al posto delle due torri crollate hanno costruito due profonde fontane, con incisi tutti i nomi di coloro che sono morti nell'attentato (sia nelle torri che sugli aerei), in più accanto stanno costruendo un nuovo World Trade Center, ancora più alto del precedente: sono rimasta davvero impressionata;

4) Il Chrysler Building, altro maestoso edificio del panorama newyorkese, che molti confondono con l'Empire State Building - anche se non ho mai capito perchè visto che sono due cose completamente diverse;

5) Non siamo riuscite ad andare a vedere Wicked a Broadway perchè non abbiamo trovato i biglietti (tristezza a palate), abbiamo quindi optato per un teatro dell'Off-Broadway (in sostanza, sono i teatri un po' meno famosi che si trovano nella strada accanto a Broadway, ecco perchè vengono chiamati "off-broadway shows") con uno spettacolo veramente molto carino e divertente intitolato Forbidden Broadway - comunque, per la cronaca, tutti i grandi attori di Broadway sono passati prima dall'Off.

Detto ciò, sono le 13:12 ed io fra esattamente 3 minuti posso andarmene a casa.
Mi aspettano due giorni tra cibo e birra *_*

giovedì 13 marzo 2014

Quelle cose che sono stufa di tenermi dentro

Cerco sempre di essere una persona ottimista e benpensante.
Questo perchè, suvvia, le cose non possono che andare bene se ci si affaccia al mondo con la giusta predisposizione di spirito, no?
Mostrarsi sempre allegra, anche forzatamente, ti rende automaticamente felice. Non funziona forse così?

Di norma questo mi riesce anche piuttosto bene, non sono di quelle che rifiutano la compagnia o escono tutte immusonite se hanno qualche scazzo interno. Io esco, mi diverto e faccio divertire la gente (di solito raccontando le minchiate che faccio, ho molta autoironia, questo lo devo ammettere senza falsa modestia).
Poi torno a casa e piango.
O pianto il muso, lancio le ciabatte per casa in preda al nervoso, me la prendo con Coshuk perchè invece di rispondermi "sì, hai ragione, sono tutti stronzi" cerca sempre di darmi consigli intelligenti. Ma io non voglio cose razionali, voglio sentirmi dire che ho ragione e che il mondo è brutto e cattivo.
Alla fine passa tutto, come sempre.

Ci sono giorni in cui è facile prendere tutto quello che ti dicono/fanno e metterlo da parte come se non contasse nulla, perchè certi giorni in effetti non conta davvero nulla.
Altri giorni, invece, sto qui a domandarmi "Ma ho qualcosa che non va? Sono sbagliata io?" ed in quei giorni la consapevolezza di quello che sono, con tutti i miei difetti ed imperfezioni, pesa come un macigno.

Mi dà fastidio quando le mie colleghe vanno a prendere il caffè senza dirmi niente; quando entro nel loro ufficio per scambiare due chiacchiere e fingono di lavorare per non rivolgermi la parola; quando si organizzano per uscire tra di loro senza invitarmi. Sono stronzate, ma mi fanno rimanere male.
Gente che si è comportata in maniera ingiusta con me innumerevoli volte, facendomi soffrire, e non ha mai chiesto scusa; io forse ho sbagliato una volta, mi sono profferta in svariate scuse, e la risposta ottenuta è stata solo "che non si ripeta mai più" detto con quell'arroganza tipica di chi si sente sempre dalla parte della ragione, sempre superiore.

Ed io, di tutto questo, cosa me ne faccio?
Ho sempre sbagliato se, nella mia vita, ho cercato di crearmi dei legami duraturi? Un circolo di amicizie che fungesse da rete di sicurezza nel caso fossi precipitata. Tutti rapporti che ho cercato di instaurare sono sempre finiti con me che raccoglievo i cocci della mia dignità calpestata perchè io ero quella che c'era sempre, la rete di sicurezza per gli altri, che non si sono mai preoccupati di usarmi la stessa cortesia.
Così, quando è sera e mi assalgono i pensieri tristi, sfoglio mentalmente l'elenco delle persone che conosco domandandomi a chi potrebbe importare abbastanza di me da ascoltare i miei stupidi sfoghi.

In questi momenti, quando mi guardo attorno, c'è sempre un vuoto che non riesco mai a colmare nonostante io tenti di riempirlo di sorrisi. Ed alla fine non conta quello che sei ma quello che appari, poichè a coloro che non piangono mai in pubblico nessuno va a chiedere se va davvero tutto bene.
Coloro che non si lamentano mai non ricevono mai attenzioni.

Ed io sono destinata a passare la vita in secondo piano perchè non so far sentire la mia voce.

venerdì 22 novembre 2013

Very Merry Un-Birthday

Ed un altro è passato.
Per mia nonna è il ricordarsi e ricordarmi che sono nell'età da matrimonio/figli da un pezzo secondo la sua concezione e sto invecchiando senza darle un nipote "Alla tua età avevo già avuto tua madre".
Per le mie colleghe è un ricordare a sè stesse che sono più giovane e carina di loro e quindi da invidiare a prescindere "Che piccola! Alla tua età io avevo appena iniziato a lavorare".

Per me è solo un altro anno senza di te, quando leggo il biglietto d'auguri firmato da "Nonna G" dove fino a pochi anni fa c'era scritto anche "Nonno M".
Un altro anno di quella promessa mai mantenuta, quando ti dissi che sarei tornata per mangiare la torta con te... e poi quella torta non c'è mai stata.
E non sei qui a conoscere il mio fidanzato, non sei qui a condividere la notizia che non ho ancora il coraggio di dire alla nonna, perchè se ci fossi stato tu le cose sarebbero state molto diverse.

Stamattina mi sono svegliata con un senso di serenità e sollievo.
Ho pensato ci fosse qualcosa di sbagliato, avrebbe dovuto essere ieri. Invece oggi.
Perchè è passato.
Perchè non devo fingere che sia contenta di sentirmi fare gli auguri da persone che per il resto dell'anno ti ignorano. Perchè davanti ad un regalo che mi piace veramente mi blocco, rendendomi pur conto che le persone si aspettano una reazione, e allora abbozzo ringraziamenti e sorrisi che suonano finti.
Anche se in realtà dentro sono contenta.
C'è che mi vergogno a mostrare quello che sento.

Ed anche quest'anno ho organizzato una festa, alla fine.
Per voi, non per me.
Mi rendo sempre più conto che organizzo queste cose solo per far divertire gli altri: almeno qualcuno dovrà pur beneficiarne da tutto questo.
Ma va bene così. Il resto dell'anno sono lamentosa, rompicazzo e incapace di dimostrare affetto, ma almeno in queste occasioni posso fare in modo che le persone che mi stanno sempre vicine possano passare una bella serata.

Novembre è quasi finito.
Non vedo l'ora di farmi risucchiare dalla frenesia natalizia.

Da Coshuk

martedì 24 settembre 2013

Quando dire "per sempre" è un macigno sul cuore

La gente dice "Voglio stare con te per sempre".
Noi no.
Noi ci diciamo "Voglio stare con te più a lungo possibile".
Ed è brutto. Mi fa male al cuore ogni volta che lo sento.
E' come se il sottinteso fosse "Mah, non so se andrà a finire bene. Non sono convinto nemmeno io".
Però ci proviamo, a stare bene.

La verità è che misuriamo le relazioni in base anche agli esempi che abbiamo accanto.
E non sono molto rassicuranti.
Coppie che si dicevano "per sempre", che sicuramente ci credevano, o magari anche no, e adesso sembrano l'eco di un amore ormai spento; sulla bocca muore il fantasma dei "ti amo" sussurrati.

Mia madre ha sposato mio padre credendoci davvero. Per lui ha rinunciato all'università e si è accontentata del primo lavoro che ha trovato pur di mettere da parte i soldi per andare a vivere insieme.
Mio padre non è un marito perfetto, anzi; non è un padre modello, anzi; è un uomo che corre sempre dalla madre appena c'è qualcosa che non va. Forse una volta si amavano, da giovani si saranno fatti promesse, si immaginavano il "per sempre felici e contenti".
E poi li vedo la domenica pomeriggio, lei a dormire in stanza, lui a guardare la Formula 1 in cucina.

Il mio capo e sua moglie hanno 3 figli, una bella casa, e si conoscono da quando erano giovani. Probabilmente erano felici quando si sono sposati, sull'onda di un iniziale entusiasmo che probabilmente con il tempo si è spento. Anche lui, guardandola negli occhi, le diceva "ti amerò per sempre" e lei ci credeva, si scioglieva sotto quello sguardo.
Oggi lui esce con l'amante sotto gli occhi dell'intero studio e lei, per ripicca, si è fatta intestare una considerevole quota di partecipazioni nella società.

E poi i genitori di lui. Il peggio.
Suo padre se ne andò di casa quando lui aveva 16 anni perchè aveva un'altra donna. Tipo doppia vita. Un po' di qui, un po' di lì, ed era anche stato bravo a tenerlo segreto finchè evidentemente qualcosa è scoppiato. C'erano cocci ovunque, e tagliavano come lame.
Pure loro si dicevano "per sempre", hanno fatto due figli e costruito ed arredato insieme una casa, riempita di ricordi, di fotografie, di sorrisi. All'improvviso non c'era più nulla.
Solo l'ombra di un per sempre a perseguitare quelli che, in quella casa, ci sono rimasti.

Noi non sappiamo dire "per sempre".
E fa incredibilmente male.

venerdì 16 agosto 2013

Tu non lo sai quanto mi rendi...

... felice. Confusa. Triste. E poi ancora felice.

A volte piango.
Mi infilo sotto le coperte, spengo la luce, fisso il silenzioso vuoto davanti a me con il lenzuolo tirato fin sopra la testa e inizio a piangere.
Piango perchè le cose vanno bene e male insieme; piango perchè vorrei ma allo stesso tempo ho paura; piango perchè quando le cose vanno troppo bene a volte sento il bisogno di crearmi un problema; piango perchè quando affronto delle difficoltà mi domando se abbia senso affrontarle e superarle, dato che le precedenti sconfitte mi dimostrano che non è mai servito a nulla.

Ed in quei momenti vorrei che qualcuno mi mettesse una mano sulla spalla e mi dicesse di non piangere perchè andrà tutto bene.
Tutto bene.
Ma nessuno me lo dice mai perchè questa è una sicurezza che nessuno potrà mai darmi.

A volte piango perchè ho una voglia incredibile di essere indipendente, e piango anche perchè ho una paura folle di prendermi tutte le responsabilità che ne derivano. Piango perchè ho paura di diventare vecchia.
Piango perchè sono già vecchia dentro, che voglio la mia casa con mio marito, gli amici da invitare, la carriera ben avviata.

E piango tutte le mie lacrime perchè ci sono giorni in cui mi sembra di essere prontissima per tutto questo e poi vengono giorni in cui invece vorrei vivere sempre così, sull'orlo dei trent'anni senza mai davvero arrivarci.

Perchè a volte mi chiedo se poi anche io riesca a renderti felice, triste e confuso tanto quanto tu rendi me.

martedì 6 agosto 2013

The edge of twentysix (Stevie, perdonale perchè non sanno ciò che fanno!)

Penso di essermi persa una svolta importante, da qualche parte nella mia vita.
Non è difficile immaginare quando, se penso che gli ultimi anni li ho spesi accanto ad un imbecille che non aveva idea di che cosa avrebbe fatto il giorno dopo, figuriamoci a 30 anni.

Non fraintendiamo, la mia vita è bella!
Insomma, per tutto quello che ho passato diciamo che sarei potuta finire in modi peggiori, e invece me la sto cavando alla grande. Non vi starò a tediare con i miei excursus passati.

Però poi alzo un attimo la testa dal mio orticello e sento cose strane.
"Te la ricordi quella ragazza che faceva le superiori con me? Quella grassottella bionda che era stata bocciata una volta? Bè, l'anno prossimo si sposa"
"E tu invece ti ricordi della C.? Massì, dai, era nella classe di fianco alla mia, con la faccia un po' a topolino. Ecco, proprio lei. Si è sposata settimana scorsa"
"Oh, ma lo sapevi che la M. è sposata ed ha già un figlio?!"
"[...] sì, sai, poi la convivenza... Certo, conviviamo ormai dai un anno, abbiamo comprato casa proprio dietro all'omnicomprensivo"
"Mi ha chiesto di sposarlo ed io ho detto sì!!" *ti piazza sotto il naso l'anello con diamante*

E tutta questa gente ha la mia età.
Questa gente va a convivere, compra casa o addirittura si sposa.
Io sto ancora cercando di capire se finalmente ho trovato la persona giusta.
Cioè, in realtà lo so già però sono pessimista nel profondo ed ho una paura fottuta di rovinare tutto.
O di stufarmi. O che lui si riveli in realtà una persona diversa da quel che mi ha mostrato finora.

Probabilmente se fossi rimasta con il mio ex-zombie anche io adesso starei parlando di convivenza.
Ma magari no. Non è che lui fosse una di quelle persone che prende in mano la situazione, a dire il vero.
Forse ho conosciuto Coshuk troppo tardi.

Sono venuto stasera perché quando ti accorgi che vuoi passare il resto della vita con qualcuno, vuoi che il resto della vita cominci il più presto possibile.

martedì 16 luglio 2013

You don't remember me but I remember you (pt. 2)

Sono passati davvero parecchi anni da quel giorno felice.
La gilda, sotto la pressione di alcuni poteri forti, si sfaldò tempo addietro e molti avventurieri lasciarono le terre di Rune-Midgard per tentare di ricostruirsi una vita lontano dal proprio passato.
Troppi intrighi, troppi tradimenti, come è inevitabile che sia in un nutrito gruppo di persone, hanno portato tutti quanti ad un logorio tale che li fece fuggire senza mai voltarsi indietro.
Alla fine lo feci anche io.
Abbandonai l'ordine e viaggiai per giorni verso quella che avevo sentito essere la città in cui stava nascendo un nuovo culto. Ero decisa a farne parte.
Non tanto per spirito di devozione ma più per voglia di avventura, da quando tutte le persone che avevo conosciuto ed ammirato se n'erano andate lasciandomi un grande vuoto attorno.
A Rachel c'era questa Sacerdotessa che si diceva essere diretta portavoce della dea Freya. Predicava pace, amore ed una società finalmente libera dall'oppressione a cui, per anni, la Chiesa di Prontera ci aveva subdolamente assoggettati.

Fu un errore.
Le cose non andarono come avevo previsto.
Bè, a dire il vero nessuno aveva previsto quell'epilogo.

Qualche tempo dopo, quando ormai avevo rinunciato alla vita da avventuriera, incontrai per caso colui che era stato il Gran Consigliere della gilda a cui ero legata, un uomo per cui nutrivo una grandissima stima ma che, per riverenza, non avevo mai avvicinato.
Anche lui si ricordava di me. Fu così che, in memoria dei vecchi tempi di cui entrambi avevamo nostalgia, spesso ci davamo appuntamento alla nuova locanda di Lighthalzen, polo tecnologico del nuovo continente dove entrambi ci eravamo trasferiti, per mettere assieme i nostri ricordi davanti a della buona birra.

Questo accadeva ormai parecchi mesi fa. A Lighthalzen si è sparsa la voce del ritorno di alcuni vecchi avventurieri.
Affacciandomi sulla via principale come il resto del paese, spinta da una morbosa curiosità e anche da un senso di malinconia, tra la parata di avventurieri ho scorto lui.
Nathan, il chierico. Ops, il Gran Sacerdote.
Forse sapendo che anche Cedric, il mio compagno, che ha intrattenuto una corrispondenza con lui durante questi anni, è in città vorrà incontrarlo.

Chissà se, dopo tutto questo tempo, ancora si ricorda di me.

martedì 9 luglio 2013

You don't remember me but I remember you (pt. 1)

Correva l'anno... uhm... bè... diciamo parecchi anni fa.

Erano i tempi d'oro di Rune-Midgard, gli anni in cui giovani esploratori si erano portati verso quelli che credevamo essere i confini del mondo scoprendo così nuovi territori in cui trovarono fortuna.
Io, che allora mi consideravo una tradizionalista, preferivo unirmi alle occasionali scorribande di alcune gilde in territori familiari piuttosto che scontrarmi con l'ignoto.
Fu proprio in quel periodo che, sebbene non volessi un "padrone" sopra la testa, cominciai a ritrovarmi sempre più spesso a condividere esperienze e racconti con i membri di una delle gilde più potenti del continente.
Nonostante fossi giovane e sostanzialmente inesperta nelle arti dei combattimenti, trovai in loro dei buoni maestri oltre che dei compagni di vita.
E tutto questo senza chiedermi nulla in cambio, neanche obbedienza. Ma sapevano benissimo che, in caso di necessità, mi sarei sempre trovata dalla loro parte.

Uno degli uomini con cui a volte mi ero trovata a dividere una pinta di birra alla taverna di Aldebaran dopo un intenso allenamento, mi rivelò che molto presto la Chiesa di Prontera lo avrebbe insignito del più alto grado che si possa dare ad un chierico.
Nathan, questo era il suo nome, mi disse che avrebbe avuto piacere ad avermi alla cerimonia; io, eccitata ed un po' nervosa, ricordo che reagii con un gridolino di gioia alla prospettiva di essere parte di qualcosa di così...sacro ed intimo.
Sono cerimonie in un certo senso private, rivestite di una mistica sacralità che si è tramandata nel tempo, specialmente perchè la Chiesa è da sempre attenta a non trascurare queste secolari tradizioni.
Essendo anche io una chierica dello stesso ordine, per me l'onore era doppio: lui era automaticamente diventato il mio modello di vita.
Già immaginavo quando sarebbe toccato a me, anche se naturalmente avevo davanti una strada lunga e per nulla semplice.

Ricordo quel giorno come fosse ieri, lo ricordo al pari del giorno della mia investitura.
Essere finalmente parte di qualcosa, avere la sensazione che ci sia un "di più" a cui puntare e avere davanti agli occhi la testimonianza che sì, è possibile raggiungerlo con impegno e forza di volontà.
Fu una grande festa per tutti, per Nathan specialmente, ma anche per la gilda: annoverare tra i propri membri uno dei prelati più alti era motivo di grande lustro.

To be continued

martedì 5 marzo 2013

Oggi no

Oggi ci ripenso ed è uno di quei momenti in cui non mi fa male.
No, oggi no.

A volte faccio apposta a pensare alle cose che mi feriscono, giusto per vedere se mi fanno ancora male o no.
Perchè sì, devo essere un pochino masochista.
Che poi, in realtà, la maggior parte delle volte queste cose nemmeno mi danno più fastidio. Ci ragiono un po' a freddo, metto a fuoco il problema, e mi accorgo che non è nemmeno più un problema.

Oggi penso alla cosa che ieri mi faceva nascere le lacrime agli angoli degli occhi e mi riscopro indifferente.
Oggi no, non sento nulla.
Che poi, cos'era quella cosa?
Già non me la ricordo più.

A volte mi metto alla prova.
Mi aggrappo a quella cosa che mi fa venire da piangere e poi provo a non piangere.
Rido per non piangere.
Che sono una di quelle persone che, per trattenere le lacrime, prova a ridere sonoramente.
Anche se poi mi pizzicano gli occhi e, guardandomi in faccia, ho comunque l'aria di una che sta per scoppiare.
Labbro tremulo compreso.
Ma rido.
Rido per non piangere.

Oggi no.

venerdì 15 febbraio 2013

Date da ricordare

In segreteria ormai parliamo solo di una cosa: il matrimonio di Cicì.
Bello, eh.
Tutto molto bello.

L'abito. Le scarpe. Gli accessori.
Il volo.
L'albergo (che ancora non si è capito se paga lei o noi).
La collega che viene con il marito e forse lascia il figlio a casa.
Io sono stata invitata da sola, in tempi non sospetti, chè "Ti sistemo io, a te!" disse la futura sposa.
Cicì, hai fatto la prova vestito?
E hai scelto il gruppo?
E la sala per il ricevimento?
Ah, ti sposi alle 17:00 quindi.
Il resto è tutta una nuvola di "Uuuuh" e "Aaaah" e piccoli acuti di eccitazione.
La password dell'account email di Cicì è la data delle sue nozze.
Ovvio.

All'improvviso ti accorgi che tutti attorno a te sono sposati; o si sposano; o partecipano a matrimoni; o parlano di matrimoni.
E sposarsi è sempre stato un mio desiderio, una cosa che sento di dover fare. Per me stessa, s'intende.
Non il matrimonio in chiesa, quello no. Da atea, non posso.
Ma mi voglio sposare. Anche perchè devo smetterla di piombare in casa della gente a chiedere di mostrarmi le foto delle proprie nozze.

O sorprendermi a guardare di sottecchi alcune coppie di amici, ormai sposati, e sperare con tutta me stessa e con le lacrime agli occhi di poter avere una relazione sana ed onesta come la loro.
Anche se, devo dire, sono i giusti modelli da seguire.

lunedì 10 dicembre 2012

When you're alone and life's making you lonely you can always go downtown

Sono uscita dallo studio che da poco erano passate le 19. Per la precisione, il timbratore all'ingresso segnava le 19.02, ciò significa che mi ero trattenuta ben 56 minuti oltre il mio orario lavorativo.
Volevo restare ad oltranza, mi sarei incatenata alla scrivania dalla voglia che avevo di tornare a casa; parlavo di Wagner con MFR, di quanto amiamo la sua musica.

Ma avevo dato appuntamento alla mia amica A per un aperitivo, visto che probabilmente poi non ci vedremo fino a lunedì. Che detto così ci fa sembrare alla stregua di due fidanzatini.
E probabilmente lo siamo.

Chi non è di Milano non ha idea di quanto sia triste in questo periodo uscire in strada quando cala il sole. C'è sempre quell'aria un po' malinconica, la gente con i sacchetti degli acquisti che passeggia facendoli dondolare lievemente appesi al braccio, la gente che si tiene le borse strette al corpo e cammina a passo svelto, quel sentore di Natale che ancora sembra troppo lontano ma in realtà è più vicino di quanto pensiamo. Solo che non ci sono ancora le decorazioni. E non avete idea di quanto mi stringe il cuore vedere Corso Buenos Aires addobbato.
Ma questa è un'altra storia.

Alle 21:00 sono seduta in un locale con il mio cocktail di fronte. I dieci minuti più divertenti della mia giornata li ho passati in macchina con la mia amica A e la Love Guru a disegnare falli enormi sui finestrini appannati dell'auto della prima. Falli enormi, eh. Con lo scroto piccolo e con lo scroto gigante. Talmente lunghi che ad uno ho pure dovuto mettere un asterisco e proseguire sul vetro di fianco.
Poi arriva il momento dei nostri brindisi personali, perchè ogni volta che ci troviamo ad un tavolo con un bicchiere in mano ognuna di noi deve recitare il suo personale brindisi. Due giri, due brindisi: io brindavo a novembre, che è un mese brutto fatto di cose tristi ma ho belle persone attorno; ed ho brindato a FAJ per il quale sono "Cara Mika" mentre la sua segretaria è solo "Jey". Mi ha messo di buonumore.
Paradossalmente le cose che mi fanno stare meglio sono quelle che sminuiscono il prossimo.
Devo essere davvero una persona orribile.

Comunque sono lì che sdilinquisco tutta la mia tristezza, chè ogni tanto anche noi facciamo qualche discorso serio, quando qualcuno si avvicina e si piazza accanto a me in piedi. Ho già il "cazzovuoi" sulla punta della lingua mentre faccio per girarmi e guardarlo in faccia, ma mi muore sulle labbra quando mi accorgo che è Coshuk.
E' Coshuk, cazzo.
Sta lì, in piedi di fronte a me e mi guarda con la faccia che dice chiaramente "Sono venuto qui per te" ma non ostentandolo. E' come se fosse la cosa più naturale del mondo, per lui, essere lì. Per me.
La mia amica A ha una mascella che le arriva a terra dallo stupore, poi sorride e lo invita a sedersi con noi.
Love Guru mi guarda e dice "Ma chi cazzo è?" e abbiamo già rotto il ghiaccio: io rido e rispondo "Guru, è il mio fidanzato".

Che non è più "la persona con cui esco", "un mio amico", "Coshuk", "quello". E' il mio fidanzato. Ed anche questa finalmente sembra la cosa più naturale del mondo.

La serata finisce con la mia amica A che mi ordina di farmi riaccompagnare a casa da Coshuk e la Love Guru che mi sussurra "Ti prego, digli che non sono sempre così!". No, tu SEI sempre così ed è questo il bello. Mentre ci palpiamo le tette vicendevolmente, tastando la qualità dei rispettivi reggiseni e tessendone le lodi quando notiamo che quello di amica A le fa due tette dure come il marmo.

Dopo questo non ha neanche senso chiedersi come mai i due baristi abbiano voluto offrirci uno shot di vodka.

"Senti, posso disegnarti un altro cazzo sul finestrino? L'ultimo, dai"
"Eh, vabè, vai a disegnare un altro cazzo sulla Scopomobile, stronza!"

venerdì 9 novembre 2012

10/11/2008

Ho un po' di pesi da togliermi dalla coscienza.
Un bel groppo alla gola, che mi si forma sempre con l'inizio di novembre.

Perchè novembre è il mese della nebbia, del mio compleanno, del freddo, dell'inverno incipiente, e della morte. La morte in generale e la morte nello specifico.
Se ve lo state chiedendo, sì, questo sarà un altro post da depressa cronica che datemi-una-lametta. Poi però passa, eh.

Quattro anni fa, proprio oggi, avevo appena messo piede a Londra nella mia stanza d'albergo. Una modesta singola nel cuore dei Kensington Gardens. In quel momento, a chilometri e chilometri da quella che ho sempre chiamato casa e dalla mia residenza temporanea, l'sms che ricevetti recava le testuali parole "il nonno è morto ciao".
Che detto così sembra una presa per il culo, ma erano semplicemente gli argini di un dolore ancora da vincere. Un dolore che, ça va sans dire, non è mai stato sconfitto.
Ed io ero lì, nel cuore di uno dei quartieri più belli di Londra, con la mia città preferita tutta da esplorare, sull'orlo delle lacrime. Nella tristezza, l'istinto più forte che ho avuto è stato quello di protezione nei confronti di mio fratello e lo chiamai. Una conversazione breve, volevo immaginarmelo a scuola, lontano, al sicuro da quell'angoscia.
"Ciao, come stai?"
"Bene, tu?"
"Bene, sono arrivata a Londra per il convegno"
"Ah ok, bè allora buon lavoro"
"Ma è tutto ok lì? Hai sentito mamma?"
"Sì, tutto ok. No, non l'ho ancora sentita. Perchè?"
"Ah, no, così. Le ho scritto per dirle che sono atterrata. Ora vado, take care"
"Sì. Ci sentiamo"

Londra a novembre è molto triste e molto fredda ma sempre piena di cose da fare, tanto per tenere occupata la mente. Restavano giusto le forze per tornare in albergo la sera, senza cena, e con la sola voglia di rannicchiarsi nel letto ed annullarsi per qualche ora.

E qualche giorno dopo mio fratello, dall'alto della maturità che può avere un 16enne, si nascondeva tra le pieghe del cappotto di mia madre mentre sussurrava "No, non ce la faccio" e tratteneva le lacrime alla vista della bara che scendeva sotto terra.

Io ero a molti chilometri di distanza da quella che è sempre stata casa, per quanto ne parlassi male, a visitare dio-solo-sa quale stand al WTM. E nessuno abbracciava mio fratello.

Cosa ancor più grave è che, a quell'uomo speciale che mi ha cresciuta, non sono mai riuscita a dire addio.
Sono passati esattamente quattro anni e non è trascorso un solo giorno senza che io mi disprezzassi, per questo.

venerdì 2 novembre 2012

Amo il mio lavoro #3

Il mio lavoro lo amo.
È stato un amore a prima vista anche se un po' sofferto.

Ci sono sere che esci alle 19.30 dallo studio, che entri con il buio ed esci con il buio.
Questa è l'ora in cui le luci degli uffici iniziano a spegnersi una per una, l'ora in cui si accendono le luci nelle case e l'aria si riempie di profumo di cena. È l'ora in cui i lavoratori sciamano in strada e si riversano nei locali, con un aperitivo in mano che accoglie i loro sfoghi e li consola per un po'.
È l'ora delle chiacchiere frivole e leggere, delle passeggiate mano nella mano e del lento scorrere del traffico della gente che non vede l'ora di tornare a casa. E anche di quelli per cui la notte è troppo giovane, ancora.
È l'ora in cui Milano mostra il suo volto stanco, quello un po' vulnerabile di cui bisogna saper approfittare per coglierne il meglio. L'essenza.

Io lo amo il mio lavoro.
È stato un amore a prima vista.
Però dopo due anni che lo metto al primo posto, sinceramente, comincio già ad essere stanca.

Ed anche io lascio che lo spritz che reggo tra le mani accolga la mia malinconia e le mie lamentele.
Lunedì tornerò al mio lavoro un po' strisciando ed un po' con il sorriso. Come si torna da una vecchia amante di cui non si riesce a fare a meno.

lunedì 29 ottobre 2012

Zitti tutti, il momento è catartico

L'altra sera dopo la palestra la mia amica A mi ha rincoglionita di parole.
Aveva un nugolo di pensieri bloccato proprio lì, alla bocca dello stomaco, e niente, ha dovuto vomitare tutto fuori. Salvo poi giustificarsi con il "No ma io non volevo dirtelo a dire il vero perchè ti vedo felice ultimamente".
Già, ci credo.
Solo che mi guardi con quegli occhi da io-so-una-cosa-che-tu-non-sai e capisci poi la mia insistenza di rimando.

Lei vuole andare via, continua a ripetere che non ha più senso costruire qualcosa qui perchè tanto tra 8 mesi se ne andrà. Che potrebbero essere 8, come 10 o anche più di un anno.
Ma lei ha spento il cervello e si rifiuta di iniziare qualsiasi tipo di relazione con chiunque perchè "tanto se ne va".
Ed io?
Io sono qui, vivo il presente.
Ma io sono famosa per essere quella che scappa quando le cose diventano serie, quando è il momento di mettersi in gioco. Sono bravissima a spulciare annunci di appartamenti e di lavori a New York finchè posso farlo dalla mia scrivania in ufficio, e poi tornare al mio stabile lavoro.
Che per quanto mi fanno incazzare, è quanto di più sicuro ho in questo momento nella mia vita.
E non sono ancora sicura di voler lasciare tutto questo.
Avevo fatto progetti per i prossimi anni, avevo immaginato la mia vita in un determinato modo e prevedevo lievi sbandamenti ma comunque il filo conduttore era uno solo. Adesso ho proprio dirottato il treno.
Poi, come al solito, capitano cose. Accidentalmente.

Ci sono due aspetti che non riesco a conciliare ed a cui ho pensato per la prima volta solo ieri sera, grazie alle parole della mia amica: America e Coshuk.
Sono stanca di rinunciare alle mie scelte per via degli uomini che entrano a far parte della mia vita.
Sono proprio stufa.
Comunque o parto o resto: la scelta è semplice.
Ma partire significa lasciarsi alle spalle qualcosa che avrebbe potuto essere bello. O forse no.
Restare significa mettere la mia felicità nelle mani di qualcun altro. Per l'ennesima volta.

Alla fine sono rientrata a casa ed ho chiuso fuori tutti i miei pensieri.
Credo che ci rifletterò solo quando sarò davanti al bivio.
Fino ad allora fingerò semplicemente che tutta questa situazione non esista; vivrò senza curarmi del conto alla rovescia che mi pende sulla testa.
Mia nonna, che non ci sta più con la testa ma che per certe cose vede ancora lungo, mi ha chiesto se fossi stanca.
"Vai a riposare, non uscire stasera"
"No, nonna, infatti stasera resto"
"Hai la faccia strapazzata, è tutta la settimana che esci, il corpo ha bisogno di riposare"
"Bè, se non lo faccio ora, quando?"
"Sei sicura che sia solo stanchezza? Hai gli occhi strani"
"Sì, è la palestra. Oggi il corso era più tosto del solito"
"Vai, dai, vai a dormire"
"Buonanotte"
"Buonanotte"

Dentro di me l'ho già fatta la scelta, perchè una vita qui senza la mia amica A è semplicemente inimmaginabile.
E allora perchè mi viene da piangere?

mercoledì 24 ottobre 2012

Gli psicopatici stanno al manicomio e non qui a scrivere

Ultimamente sto recuperando un equilibrio ancora un po' traballante.
Ci provo, almeno.
A volte mi pare di camminare sulle uova: un passo falso ed ho fatto una bella frittata.

Sono una persona scostante, che si stanca di qualsiasi cosa dopo un po'.
Vedi il lavoro: è bellissimo, ma dopo due anni ho già voglia di sperimentare qualcosa di nuovo.
Vedi la città: il mio paesucolo della Brianza mi sta stretto, ma il mio desiderio di Milano si è già tramutato in voglia di Londra piuttosto che di New York.
Vedi le relazioni: da sola sto bene, mi allargo, riprendo forma; con Coshuk però sono felice in un posto nel profondo, che nemmeno sapevo di avere.

Qualche mese fa ero mediamente più felice. Era un limbo, una felicità lineare, come un'encefalogramma piatto: clinicamente ero morta dentro, anche se da fuori sembravo schizzare da una parte all'altra.
Adesso ci sono picchi di euforia ed ottimismo, affiancati da abissi di disperazione e malinconia. Non ci sono abituata, credo sia come essere in costante crisi da sindrome pre-mestruale.

E l'unico modo per scampare a questi momenti di grigiore mentale è circondarmi di persone, vivere intensamente. Riempirmi gli occhi di cose belle.
Non sono proprio capace di stare da sola.

venerdì 19 ottobre 2012

Within you, without you

La gente non cambia.
E' inutile cercare di convincersi del contrario.

Sono stata per anni assieme ad una persona con cui ero riuscita a trovare un compromesso per far convivere i nostri due caratteri, per incastrarci più o meno alla perfezione. Poi la vita fa andare le cose in maniera diversa, le strade si dividono, e le persone tornano ad essere quelle di prima.
Senza di te.

E' come quando tieni in mano una di quelle palline anti-stress: si adattano alla forma del tuo pugno, ma quando allenti la presa tornano alla loro solita forma. Ed è così anche con le persone.
Fa un pochino male, giusto un po'.
Qui in fondo, proprio nel profondo.
Perchè anche quando ci si lascia, se ci si lascia "bene", si rimane nella convinzione di essere stati motivo di crescita interiore per l'altro.
E poi scopri che no, dentro non è rimasto nulla.

Insomma, domandarsi cosa c'era di vero in quel rapporto, allora, diventa più che normale.
Sono stanca, di quella stanchezza mentale che può prenderti solo nei giorni grigi e piovosi di metà novembre.
Non voglio più stare con una persona che cerca di adattarsi a me ed a cui devo adattarmi per poter trovare un'intesa. Vorrei che le cose fossero immediate, facili, prefette.
Ed io lo so - lo so! - che non è possibile, che le cose perfette non esistono, ma mi piacerebbe che fosse così per una volta. Voglio potermi ritrovare in una persona, e vorrei che questa persona si ritrovasse in me.

Vorrei non averne bisogno, eppure vorrei che, al contempo, ci fosse sempre per me come un punto di riferimento; allo stesso modo io vorrei esserci, punto fisso in una vita fatta di cose incerte.
E sapere che ci posso contare.
Sempre.


lunedì 15 ottobre 2012

Fixing a hole

Basta un piccolo, piccolissimo dubbio.
Un tarlo, messo in testa per chissà quale motivo.
Apre una breccia. Dapprima è solo una piccola crepa, di quelle innocue di cui sono piene le vecchie case, che non ci fai nemmeno caso tanto è banale.
Ed è qui che commetti il primo errore: sottovaluti il problema.

La crepa si allarga fino a diventare un piccolo buco. E poi una voragine.
E' come togliere il tappo ad una diga. È un fiume in piena.

Quando lo strato di self-confidence comincia a crollare a pezzi. Sei fregata.
Son quelle piccole cose che ti scavano dentro silenziosamente e pian piano ti tolgono il sorriso.

E non si può far nulla per rimediare, bisognava pensarci prima. Prevenire.
Adesso puoi raccogliere i cocci e ricominciare.



"I'm taking the time for a number of things that weren't important yesterday, and I still go"

lunedì 27 agosto 2012

The making of... (photopost)

Di compleanni, confessioni e Gdr.
Powered by 4chan.

Gama e la sua Oscura Metà ci hanno gentilmente ospitato questo sabato per... bè, è un photopost quindi lasciamo parlare le foto, che è meglio!


La preparazione del sacchetto, un tripudio di PONY! Ho passato la mattinata nel vortice di 4chan e dei meme sui pony, ero talmente assuefatta che anche mentre mi facevo la doccia continuavo a pensare a quale altro meme cercare.


La torta amorevolmente preparata da Gama e Oscura Metà. Bravissimi! Doveva essere decorata con panna montata ma è stato impossibile montarla con quel caldo assurdo. E' stata comunque un successone.


Ed eccola qui, quasi pronta. Un tocco di zuccherini colorati era quel che ci voleva per renderla più PONY-like :D Era tutto in tema pony, persino io chè quando Valeren mi ha vista ha esclamato "Come sei pony oggi!". Lol.


Gatti spioni! Yeeeee! Ormai lo sapete tutti: siamo un fottuto gruppo di gattari.


E per finire: la sessione di Sine Requie, che come al solito è stata divertente ed interessante. A parte la sfiga con le carte dato che uscivano solo figure! Ma almeno per la prossima volta ci sono rimaste tutte le carte di basso valore da pescare.

Confessioni: salutando per andare via, sono finita a raccontare di Coshuk e dei cantanti di rockabilly. Sono davvero messa male.

PS: ho anche le foto dei protagonisti della giornata, se qualcuno le vuole me le chieda :)