mercoledì 31 ottobre 2012

E se poi te ne penti?

So che sto per fare dell'umorismo su una cosa un po' brutta.
Però, oh, non posso fare a meno di riderne ogni volta che ci penso.

All'inizio di quest'anno è morto in un incidente un ex compagno di classe delle medie della mia amica A. Era anche amico mio: ricordo che l'ultimo giorno di scuola ci siamo salutati abbracciandoci e un po' commossi ci siamo detti "Ciao testa d'uovo", "Ciao giraffa". Continua a farmi venire i brividi il fatto che avesse la mia età e stesse tornando da un raduno dell'oratorio quando l'hanno travolto con la macchina.
Cazzo, morire così è proprio assurdo.

E niente, ogni tanto io e la mia amica A parliamo di lui, cerchiamo di ricordarci le cose che abbiamo condiviso insieme. Bè, poche cose a dire il vero, ma ci si prendeva bonariamente in giro di tanto in tanto.

A: "Ma sei andata a trovarlo al cimitero?"
Io: "No. Sai che mi mette ansia, mi spiace ma non credo ci andrò"
A: "Bè, io sono andata. Però mi dispiace non essere stata al suo funerale"
Io: "..."
Io: "Cioè, fammi capire: tu una volta gli hai persino vomitato nello zaino e non sei nemmeno stata al suo funerale? Era il minimo che potessi fare!"
A: "Cazzo. Sono una brutta persona?"
Io: "Sei proprio una stronza!"

lunedì 29 ottobre 2012

Zitti tutti, il momento è catartico

L'altra sera dopo la palestra la mia amica A mi ha rincoglionita di parole.
Aveva un nugolo di pensieri bloccato proprio lì, alla bocca dello stomaco, e niente, ha dovuto vomitare tutto fuori. Salvo poi giustificarsi con il "No ma io non volevo dirtelo a dire il vero perchè ti vedo felice ultimamente".
Già, ci credo.
Solo che mi guardi con quegli occhi da io-so-una-cosa-che-tu-non-sai e capisci poi la mia insistenza di rimando.

Lei vuole andare via, continua a ripetere che non ha più senso costruire qualcosa qui perchè tanto tra 8 mesi se ne andrà. Che potrebbero essere 8, come 10 o anche più di un anno.
Ma lei ha spento il cervello e si rifiuta di iniziare qualsiasi tipo di relazione con chiunque perchè "tanto se ne va".
Ed io?
Io sono qui, vivo il presente.
Ma io sono famosa per essere quella che scappa quando le cose diventano serie, quando è il momento di mettersi in gioco. Sono bravissima a spulciare annunci di appartamenti e di lavori a New York finchè posso farlo dalla mia scrivania in ufficio, e poi tornare al mio stabile lavoro.
Che per quanto mi fanno incazzare, è quanto di più sicuro ho in questo momento nella mia vita.
E non sono ancora sicura di voler lasciare tutto questo.
Avevo fatto progetti per i prossimi anni, avevo immaginato la mia vita in un determinato modo e prevedevo lievi sbandamenti ma comunque il filo conduttore era uno solo. Adesso ho proprio dirottato il treno.
Poi, come al solito, capitano cose. Accidentalmente.

Ci sono due aspetti che non riesco a conciliare ed a cui ho pensato per la prima volta solo ieri sera, grazie alle parole della mia amica: America e Coshuk.
Sono stanca di rinunciare alle mie scelte per via degli uomini che entrano a far parte della mia vita.
Sono proprio stufa.
Comunque o parto o resto: la scelta è semplice.
Ma partire significa lasciarsi alle spalle qualcosa che avrebbe potuto essere bello. O forse no.
Restare significa mettere la mia felicità nelle mani di qualcun altro. Per l'ennesima volta.

Alla fine sono rientrata a casa ed ho chiuso fuori tutti i miei pensieri.
Credo che ci rifletterò solo quando sarò davanti al bivio.
Fino ad allora fingerò semplicemente che tutta questa situazione non esista; vivrò senza curarmi del conto alla rovescia che mi pende sulla testa.
Mia nonna, che non ci sta più con la testa ma che per certe cose vede ancora lungo, mi ha chiesto se fossi stanca.
"Vai a riposare, non uscire stasera"
"No, nonna, infatti stasera resto"
"Hai la faccia strapazzata, è tutta la settimana che esci, il corpo ha bisogno di riposare"
"Bè, se non lo faccio ora, quando?"
"Sei sicura che sia solo stanchezza? Hai gli occhi strani"
"Sì, è la palestra. Oggi il corso era più tosto del solito"
"Vai, dai, vai a dormire"
"Buonanotte"
"Buonanotte"

Dentro di me l'ho già fatta la scelta, perchè una vita qui senza la mia amica A è semplicemente inimmaginabile.
E allora perchè mi viene da piangere?

venerdì 26 ottobre 2012

Identità fittizie

A volte mi piace fingermi un'altra persona.
Non certo perchè non sono soddisfatta di me stessa, anzi. Ma mi diverte l'idea di avere un'identità fittizia, oltre a quella ormai desueta del mondo virtuale, da poter gettare in pasto a persone con cui voglio mantenere distanze invalicabili.

Quindi il mio alter-ego si chiama Svetlana, è pallida e con i capelli rossi perchè la madre ha origini ucraine e si chiama Nadjeschka; ha studiato giurisprudenza all'università degli studi di Milano e fa la praticante presso uno studio del centro, di quelli importanti con i pavimenti di marmo e gli infissi ancora degli anni '60; si destreggia tra aperitivi e serate danzanti nella Milano bene; ha un'amica che si chiama Marta e fa la commessa da Gucci in Galleria, laureata in design della moda presso il Politecnico di Milano, con cui condivide la passione per le marche costose; abita a Loreto, e divide l'appartamento - offertole in affitto ad un prezzo vantaggioso dal suo dominus - con la sua migliore amica appunto; la vita è colorata ed incredibilmente semplice per Svetlana.

A me ogni tanto, devo ammetterlo, diverte tantissimo essere lei. Mi calo nei suoi panni con innata naturalezza, è semplicissimo. E' un alibi che regge, le amicizie da ombrellone tendono ad abboccare all'amo ad una velocità impressionante, è quasi un atto di fede. Il personaggio, in effetti, me lo sono cucito proprio su misura, è impeccabile.
Ecco, a domande più personali tipo "quale media avevi?" e "con quanto ti sei laureata?" devo ancora lavorarci perchè non mi viene da rispondere con prontezza, ma del resto non mi aspettavo che qualche malato conosciuto sulle spiaggie di Ibiza potesse mai arrivare a chiedermi cose di tale levatura.
Pure perchè, solitamente, le conversazioni con gli sconosciuti si sviluppavano attorno a queste fondamentali domande:
- come ti chiami
- quanti anni hai
- di dove sei
- sei single
- cosa fai nella vita
- senti, ma perchè non vieni da me a scopare stasera

Svetlana, che non è una ragazza per bene nonostante l'apparenza da perfettina, non si scompone mai a queste richieste. Però dice no, ma con classe. Svetlana dice "Bè, anche no". Qualcuno ha cercato di infilarle le mani in posti poco consoni, cercando di tramutare in sì il suo iniziale diniego. Ma lei nulla, è stoica; sorride, distoglie lo sguardo e punta le mani sul petto del marpione per allontanarlo.
Sulle labbra del lui di turno resta in sospeso la domanda "Perchè?", e Svetlana sorride maliziosa e scuote la testa, spingendolo ancora un po' più in là.
Un altro assalto.
Un altro rifiuto.
Che no, le mani addosso a Svetlana non le mette nessuno. Va' che chiama la mafia russa, poi sono cazzi.

Bè, non in quel senso.

mercoledì 24 ottobre 2012

Gli psicopatici stanno al manicomio e non qui a scrivere

Ultimamente sto recuperando un equilibrio ancora un po' traballante.
Ci provo, almeno.
A volte mi pare di camminare sulle uova: un passo falso ed ho fatto una bella frittata.

Sono una persona scostante, che si stanca di qualsiasi cosa dopo un po'.
Vedi il lavoro: è bellissimo, ma dopo due anni ho già voglia di sperimentare qualcosa di nuovo.
Vedi la città: il mio paesucolo della Brianza mi sta stretto, ma il mio desiderio di Milano si è già tramutato in voglia di Londra piuttosto che di New York.
Vedi le relazioni: da sola sto bene, mi allargo, riprendo forma; con Coshuk però sono felice in un posto nel profondo, che nemmeno sapevo di avere.

Qualche mese fa ero mediamente più felice. Era un limbo, una felicità lineare, come un'encefalogramma piatto: clinicamente ero morta dentro, anche se da fuori sembravo schizzare da una parte all'altra.
Adesso ci sono picchi di euforia ed ottimismo, affiancati da abissi di disperazione e malinconia. Non ci sono abituata, credo sia come essere in costante crisi da sindrome pre-mestruale.

E l'unico modo per scampare a questi momenti di grigiore mentale è circondarmi di persone, vivere intensamente. Riempirmi gli occhi di cose belle.
Non sono proprio capace di stare da sola.

lunedì 22 ottobre 2012

Ibiza: day 1, first impression

Domenica 2 settembre
Alle 2:00 ci buttiamo finalmente a letto, nella nostra stanza. Distrutte.
Invece di spegnere la luce, accendo le pale del ventilatore.
Io: "Ma sarebbe quella l'aria condizionata?"
A: "Oh bè, che culo"
Ci addormentiamo ridendo.

La mattina dopo mi sveglio, vado in bagno: sangue.
Bestemmia.
Che comunque no, io non bestemmio. Ho solo tirato un rosario di tutti gli insulti che conosco in ordine alfabetico. Così, per sfogo.
Vado a fare colazione al grido di "Non mi farò condizionare da questoooooohhh!!". Seh, credici.
Torno in camera per prepararmi alla giornata di mare e decido di fare una cosa che si rivelerà molto controproducente: controllo il cellulare.
C'è un messaggio da Coshuk ed immediatamente si crea quell'atmosfera di tensione pre-tragedia, con annessa gara di sguardi tra me e la mia amica. Quindi, sfinita dall'aspettativa, mi metto a leggere:
Ciao, scusa se non mi sono nemmeno fatto sentire ma non c'è stata occasione... Riposati, divertiti e ci vediamo appena torni (spero!).
Ma vaffanculo.
Ho riposto il telefono nel cassetto e non l'ho più tirato fuori per tutta la settimana.
Che vada al diavolo, va.
Durante la mia mattinata passata a fare la balena arenata sulla spiaggia, causa impossibilità di fare un bagno degno di questo nome, riesco a finire di leggere Asimov senza pensare a nulla. Solo Asimov. E sporadicamente la mia amica cerca di pilotare il discorso dove io NON voglio arrivare, quindi mi concentro pensando a quanto dev'essere figa Selene Lindstrom. Eh vabè.
Il mare comunque non è questo granchè. Qualcuno mi ha detto "Bè, sempre meglio delle nostre spiaggie" ed io ho annuito senza approfondire, perchè non avevo voglia di discutere. Però no, credo che il livello sia esattamente lo stesso di quando vado a Marina di Massa.
La sostanziale differenza è che invece di marocchini che vendono borse palesemente contraffatte di Louis Vuitton e Chanel, ad Ibiza ogni 10 minuti c'è un PR che tenta di venderti i biglietti di discoteche, escursioni, open bar millantando incredibili sconti.
Io e la mia amica A, da persone anormali quali siamo, prendiamo carta e penna ed iniziamo a fare un prospetto della settimana annotandoci le serate a cui vogliamo partecipare e incastrando i vari programmi.
Le frasi che ci hanno rivolto più spesso sono state
"Ah, prendete appunti?" - seguita da sguardo circospetto, probabilmente in cerca di una via di fuga
"Sapete l'inglese? Wow! No perchè tutti gli italiani che abbiamo incontrato finora non sanno una parola" - frase rivoltaci più e più volte da disperati PR stranieri. Io un po' morivo dentro ogni volta che me lo sentivo dire, che figure di merda.

La permanenza, nel pomeriggio, sui lettini al bordo della piscina dell'albergo (mentre ci studiamo il nostro timetable settimanale) ci da modo di apprezzare la fauna locale: scopriamo che i nostri vicini di stanza sono dei bei manzi inglesi.
Molto belli.
Roba da 4 netto sull'unghia.
Sicchè, giusto perchè non siamo buzzurre, ci esibiamo nella nostra migliore performance di "Call Me Maybe" per la profonda giuoia degli astanti, i quali hanno ben visto di ritirarsi in stanza.
Li seguiamo poco dopo, per non dare nell'occhio, e passiamo la successiva ora affacciate al balcone a guardarli stendere costumi ed asciugamani, fingendo di essere in altre faccende affaccendate.
Non è vero: li stavamo palesemente fissando con la bava alla bocca, come due schnautzer che fiutano la preda.

Dopo la cena in albergo e due bicchieri di sangria - la prima vera sangria dopo il viaggio a Barcellona - la serata finisce con me e lei da sole in stanza che ci mangiamo un pacchetto di patatine a letto in mutande mentre sfogliamo "50 sfumature di grigio" alla ricerca dei pezzi più porno.
In un angolo della mia mente io penso a Coshuk, lei al suo Americano.
In un angolo remoto, però. Ed entrambe non osiamo confessarlo.

Sì, siamo persone tristi.

venerdì 19 ottobre 2012

Within you, without you

La gente non cambia.
E' inutile cercare di convincersi del contrario.

Sono stata per anni assieme ad una persona con cui ero riuscita a trovare un compromesso per far convivere i nostri due caratteri, per incastrarci più o meno alla perfezione. Poi la vita fa andare le cose in maniera diversa, le strade si dividono, e le persone tornano ad essere quelle di prima.
Senza di te.

E' come quando tieni in mano una di quelle palline anti-stress: si adattano alla forma del tuo pugno, ma quando allenti la presa tornano alla loro solita forma. Ed è così anche con le persone.
Fa un pochino male, giusto un po'.
Qui in fondo, proprio nel profondo.
Perchè anche quando ci si lascia, se ci si lascia "bene", si rimane nella convinzione di essere stati motivo di crescita interiore per l'altro.
E poi scopri che no, dentro non è rimasto nulla.

Insomma, domandarsi cosa c'era di vero in quel rapporto, allora, diventa più che normale.
Sono stanca, di quella stanchezza mentale che può prenderti solo nei giorni grigi e piovosi di metà novembre.
Non voglio più stare con una persona che cerca di adattarsi a me ed a cui devo adattarmi per poter trovare un'intesa. Vorrei che le cose fossero immediate, facili, prefette.
Ed io lo so - lo so! - che non è possibile, che le cose perfette non esistono, ma mi piacerebbe che fosse così per una volta. Voglio potermi ritrovare in una persona, e vorrei che questa persona si ritrovasse in me.

Vorrei non averne bisogno, eppure vorrei che, al contempo, ci fosse sempre per me come un punto di riferimento; allo stesso modo io vorrei esserci, punto fisso in una vita fatta di cose incerte.
E sapere che ci posso contare.
Sempre.


mercoledì 17 ottobre 2012

IURPA: un nome un perchè vol. 2

Ve la ricordate la mia IURPA, vero?

Mi ha appena regalato un'altra perla.

IURPA: "Scusa, c'è qui FAR che non riesce ad aprire il garage con il telecomando!"
Io: "Eh, ed io che cosa posso farci?"
IURPA: "Ah, non lo so."
Io: "Già... quindi?"
IURPA: "Ok, ciao"

Ma voi ci capite qualcosa?

lunedì 15 ottobre 2012

Fixing a hole

Basta un piccolo, piccolissimo dubbio.
Un tarlo, messo in testa per chissà quale motivo.
Apre una breccia. Dapprima è solo una piccola crepa, di quelle innocue di cui sono piene le vecchie case, che non ci fai nemmeno caso tanto è banale.
Ed è qui che commetti il primo errore: sottovaluti il problema.

La crepa si allarga fino a diventare un piccolo buco. E poi una voragine.
E' come togliere il tappo ad una diga. È un fiume in piena.

Quando lo strato di self-confidence comincia a crollare a pezzi. Sei fregata.
Son quelle piccole cose che ti scavano dentro silenziosamente e pian piano ti tolgono il sorriso.

E non si può far nulla per rimediare, bisognava pensarci prima. Prevenire.
Adesso puoi raccogliere i cocci e ricominciare.



"I'm taking the time for a number of things that weren't important yesterday, and I still go"

venerdì 12 ottobre 2012

The Israeli Diplomacy

Penso lo sappiate tutti che non sono andata ad Ibiza per pensare e guardare il mare al tramonto.
Tutti tranne Coshuk. Ah-ah.

E tutti volete sapere la storia dello schiuma party (ribattezzato schiuma-porny), di Rolo il siciliano, della gente che usa identità fasulle o degli inglesi che erano sempre ubriachi. Invece no. Questa è la storia degli israeliani a cui non abbiamo saputo resistere.

La storia inizia in realtà dentro la storia in cui c'erano questi inglesi completamente ubriachi marci.
Che Seamus e Valeren me lo raccontarono già ai tempi del primo raduno, ma ho potuto constatare di persona quanto agli inglesi importi molto di più della loro birra piuttosto che di provarci con le ragazze inglesi che girano mezze nude incuranti delle intemperie pur di farsi notare. Tant'è.

Io e la mia amica A ci aggiriamo per questo rave party con le palle che strisciano al suolo: musica orrenda, inglesi ubriachi, nessuno che ci caga neanche da lontano, tipe mezze nude e completamente marce che provano a sbatterla in faccia a qualsiasi essere di sesso maschile. Niente di nuovo per Ibiza, ma dopo un po’ è stancante non essere abbordate da nessuno. Sì, so che questa frase sarà presto usata contro di me in Tribunale. Ok.

Amareggiate e stanche, ci adagiamo su un muretto per riposarci un attimo e veniamo abbordate da due tizi seduti lì accanto che in un primo momento credevo quasi fossero statue da quanto erano impassibili.
Che poi “abbordate” non è il termine corretto. Hanno fatto una battuta che nessuna delle due ha capito, con il risultato che io ho fatto spallucce mentre la mia amica si è presa malissimo perché non aveva capito una parola. E da lì abbiamo iniziato a parlare.

Ragazze, un consiglio: puntate sugli israeliani, davvero. I due esemplari che abbiamo avuto la fortuna di conoscere sono atletici, disincantati, particolarmente simpatici, conoscono benissimo l’inglese e… biondi con gli occhi azzurri! Giuro. E valevano ben 4 punti!
Poi, vabè, la gente mi ama perchè parto con le domande stupide ma di quelle proprio imbecilli forti a cui nemmeno gli educati israeliani possono resistere dal rispondere "Are you fucking kidding me?". Già.
Robe tipo
- Ma da voi c'è la censura?
- Ma avete l'alfabeto come il nostro o usate simboli strani?
- Ma c'è la guerra?
- Ah, il servizio militare obbligatorio? Terribile! Perchè?
- Ma le donne girano con il velo?
- Ma dunque siete ebrei?
E altre amenità del genere con cui preferisco non tediarvi oltre.
Oh, e non sfottete. Non è che Israele sia il primo pensiero con cui mi alzo la mattina, è una cultura di cui non conoscevo niente (per mio disinteresse, lo ammetto).

Il "mio" israeliano si chiama Itai, che pare più un nome giapponese che altro. Alto, biondo, occhi azzurri ma di un azzurro che... mmmmh! Ecco. Unica pecca: ha 22 anni. Mi sono sentita vagamente pedofila ad uscirci insieme. Ma, oh, chi se ne frega in fondo.
E' ateo (forse l'unico israeliano ateo che esite ahah), suona la batteria, è un gamer, guarda i miei stessi telefilm e ascolta i miei stessi gruppi musicali; non reputa imbarazzante il silenzio; è uno che prende in mano le situazioni meglio di qualsiasi italiano io abbia mai conosciuto. E' uomo, cazzo. Cazzo.
Sarà perchè ha fatto 4 anni di servizio militare obbligatorio, è un'esperienza che fa crescere parecchio.
Così dicono.
Sicuramente gli ha fatto crescere dei bei pettorali e degli addominali che... cioè, lèvate!
Poi aveva quel modo di fissarmi dritto in faccia, con quei suoi occhi azzurri, che di solito la gente si intimorisce a guardarsi negli occhi e dopo un po' abbassa lo sguardo. Lui no. Magnifici occhi azzurri. Mmmmh.
Smettila!

Uomini con i controcoglioni che quando la mia amica A si è fatta fregare la borsa (era la 1 am di ormai venerdì), loro hanno insistito per restare con noi ad aiutarci. Avevano già comprato i biglietti per una serata all'Amnesia, pagata anche discretamente, ma non si sono minimamente posti il problema: loro dovevano restare.
Vi giuro che mi bastano le dita di una mano per contare le persone che conosco che avrebbero fatto una cosa del genere.

mercoledì 10 ottobre 2012

Whatever happened to Saturday nights

I miei fine settimana ormai si mescolano. Sono fatti di gente e di colori, di spritz e di girandole di impegni.
È stancante ma mi piace. Cerco di tenermi occupata sia mentalmente che fisicamente, solo che non sono ben riuscita a capirne il motivo.
Sono malata cronica da quando sono tornata da Ibiza e, seppur in un angolo della mia mente io ne sia angosciata, la cosa non mi ha fermata dal buttarmi a capofitto nelle uscite.

Il mio fine settimana è iniziato giovedi con il compleanno della mia amica A. Una cosa tranquilla, sono andata a casa sua a portarle il regalo ed una vaschetta di gelato. Peccato che non fosse in casa.
Già.

Venerdì sera abbiamo cenato alla Sagra della Patata che, al di là delle scontatissime battute a cui si presta, è motivo di vanto per la zona.
Poi siamo andate a bere in un locale ed abbiamo incontrato un tizio che ci prova con me da una vita; per l'ennesima volta mi ha chiesto di uscire ed io continuo ad esserne imbarazzata.

Sabato pomeriggio sono stata da Hikaru per darle il regalo di compleanno perchè anche lei faceva gli anni. L'ho aiutata ad allestire le decorazioni per la festa, come quelle dei bambini a cui la madre dà il permesso di invitare gli amichetti a casa. Sarei dovuta restare anche io ma avevo la festa dell'amica A a cui presenziare. Che poi mi è anche toccato fare la guidatrice designata. Immaginatevi la serata allegra che ho passato. Almeno il panorama al Globe è sempre meritevole ;)

Domenica volevo restare a morire nel letto. Davvero. E a dire la verità sono riuscita a preservare lo stato vegetativo fino all'ora di pranzo, con annesso limbo post-prandiale.
Alle 18.30 è passato a prendermi Coshuk: è la prima volta che riusciamo ad uscire ancora con la luce del sole!

E niente, abbiamo fatto le 2 sotto casa mia. Ancora.
Ma con questo dichiaro ufficialmente chiusa la stagione della caccia, per me.
Lascio a voi le dovute considerazioni del caso ed i più fortunati potranno addirittura beneficiare di un racconto dettagliato ed in persona della serata.
Che culo, vero?

lunedì 8 ottobre 2012

Ibiza: day 0, the beginning

Giovedì 30 Agosto
E' iniziato tutto giovedì sera quando sono andata a fare la valigia a casa della mia amica A.
Perchè sì, noi le valigie le facciamo a turno, è un'operazione complessa che richiede la nostra totale concentrazione. Quindi alle 19 ero da lei: missione valigia.

Alle 19:58 siamo sdraiate sul letto, in mutande, che guardiamo video dementi su youtube mentre ci proviamo i vestiti per decidere cosa portare e cosa no. Mi suona il cellulare e volo a rispondere perchè è Coshuk.
Mi pianta una supercazzola di 10 minuti in cui mi dice che non sa se ci sarà venerdì sera, nè sabato.
Tra l'altro l'aveva proposto lui di uscire venerdì. Quindi.
Vabè, mi scazzo da morire ma fingo che vada tutto bene.
Valigia pronta e ci mettiamo a vedere un film con quel gran pezzo di ragazzo di Capitan America, tanto per rifarsi gli occhi.
Io: "Uhm, è tardi, devo andare a casa. Ah, mi devi riportare tu perchè non ho la macchina!"
A: "Piove. Dai, resta qui a dormire"
Io: "Ok."
E ci addormentiamo lì, così.
Rientro a casa la mattina dopo alle 7:30 perchè lei doveva andare al lavoro e mi rimetto a letto.

Venerdì 31 Agosto
Piove. Fa freddo. Sembra novembre. Ho voglia di tornare in studio, piuttosto che di partire per Ibiza.
Alle 19 passa la mia amica A per darmi una mano a preparare la mia valigia, ci mettiamo relativamente poco tempo perchè lei deve tornare a casa ed io ho i miei genitori che sono leggermente iperattivi.
Quando se ne va resto sola con le mie paranoie, per poi tirare fino a mezzanotte ed accorgermi che mi ha dato buca senza nemmeno degnarmi di un sms.

Sabato 1 settembre
E' il giorno della partenza e, per quanto vorrei distrarmi con quel pensiero, ho ancora parecchie ore da far passare in un modo o nell'altro. Lui non mi scrive, e all'alba delle 16 deduco che non ci vedremo.
Alle 17 esco con la mia amica A per prelevare al bancomat. "Mamma, esco 10 minuti per prelevare, torno subito!", sì come no. Ci sorprende un mezzo diluvio e, senza ombrello, ci rifugiamo in un bar per un caffè.
Ordiniamo uno spritz, giustamente. Le giuro che non parlerò di Coshuk durante la vacanza perchè ho bisogno di allontanarmi da questa penosa ed incerta situazione.
Alle 18:40 rientro in casa, raccolgo le ultime cose, saluto gatti e parenti e alle 19:30 sono fuori di casa con le mie valigie.
Ah, libertà!

***
In aeroporto la coda per il check-in è già infinita. Ci rassegnamo, ci accodiamo e iniziamo ad osservare la variegata umanità attorno a noi: coppie e famiglie. Ma non dovrebbe essere vietato l'ingresso ai bambini ed ai fidanzati ad Ibiza? Che ci venite a fare?
In coda ai controlli ci mettiamo un'ora: c'era una coda chilometrica e un solo metal detector disponibile. No, dico, vabbè. All'allegra famiglia davanti a noi fanno notare che devono imbarcare il passeggino, mica se lo possono portare in cabina; lui molla la moglie con le due figlie e i 475860 bagagli a mano e corre a farlo imbarcare; io e la mia amica A ci guardiamo con sguardo eloquente della serie "O ti metti di lato e attendi tuo marito o, se hai intenzione di trascinarti figlie e bagagli appresso vedi di non rallentare la fila perchè nessuno ti darà una mano".
Alle 21:50, in attesa che apra l'imbarco, ci viene voglia di caffè americano e tortino di carote. Detto fatto. Sì, poi mi ha fatto compagnia per tutto il viaggio in aereo, ovviamente.
Ultimo fatto degno di nota è che, commentando la carta delle procedure in caso di emergenza, mi parte il commento "Cioè secondo loro dovrei lasciare qui le scarpe e buttarmi dallo scivolo in caso di ammaraggio? Ma col cazzo!".

Welcome to Ibiza!

venerdì 5 ottobre 2012

DesignerPirla: the revenge!

Ma io lo amo quest'uomo!

Arriva a Milano nella mattinata di una giornata che era partita con un sole splendente e che invece si è trasformata in un mezzo diluvio. Pretende di avere la stanza GRATIS appena arriva perchè lui è stanco dal viaggio e no, non lo vuole fare il meeting alle 11:00 perchè deve riposarsi. Quindi ci si vede alle 14:00, saluti e baci.

Si presenta alle 14:15 con un ritardo più di stile che altro, visto che l'albergo si trova esattamente di fronte al nostro palazzo. Jeans sgualciti e camicia a righe scelta probabilmente a caso dall'armadio, rigorosamente fuori dai pantaloni. E poi faceva i capricci per le scarpe che non si intonavano al vestito. Mah.
E' perplesso perchè la centralinista gli sembrava confusa dal suo arrivo. Sì, effettivamente è sembrato anche a me ma lo rassicuro dicendogli che per lui abbiamo riservato la sala riunioni nell'attico, peccato solo per il brutto tempo. Sorride.
Mi chiede un espresso doppio "perrr favorrrre", quindi preparo il caffè per lui e per il suo fido AvvocatoJerseyShore (mica l'ha lasciato a casa, non sia mai!). Non ho idea di cosa sia un espresso doppio, quindi mi limito a utilizzare due volte la stessa cialda, con il risultato che forse ho fatto un espresso lungo/annacquato ma tanto cosa vuoi che ne capisca un americano di caffè?
Gli servo il caffè e mi chiede "What's your name? Come ti chiami?". Giusto. Bilingue perchè magari sono cretina e non so l'inglese anche se... finora cosa ho parlato a fare?
Comunque mi presento e lui mi sorride, anche se ha la faccia stanca di uno che è appena sceso da un volo intercontinentale e vorrebbe morire nel letto, ha degli occhi azzurri bellissimi e mi dice "I'm Bxxx". Ma va? Gli rispondo "Yes, I know", sorrido anche io e batto in ritirata.

Oggi è di buonumore, dopotutto.
Probabilmente stasera mi invita a cena.
Ah-ah.

mercoledì 3 ottobre 2012

Dovete morire male

Sapete cosa si dice delle giornate iniziate male?
Che finiranno anche peggio.
Ecco.

Io stamattina non mi dovevo alzare dal letto. Ma nemmeno ieri, o l'altro ieri. Con la scusa di questa fottuta tracheite mi dovevo rintanare sotto le lenzuola e non muovermi fino alla prossima settimana. Tant'è.

Oggi ricominciano le scuole, il che significa traffico e impossibilità di parcheggiare alla metropolitana; ho dovuto pagare il parcheggio. Pagare! Stiamo scherzando?

Bimbiminchia in metropolitana: oggi no ma, vedrete, torneranno.

E' rispuntato anche FAJ, dopo due mesi di assenteismo causa vacanze. Alla faccia! E' stato a Los Angeles ed alle Mauritius, il poverino, insieme alla sua famiglia. Poi è andato in montagna perchè mica poteva passarsi la prima settimana di settembre in città come un qualsiasi pezzente, no? Sicchè oggi è qui, io sono vestita da segretaria modello come al mio solito (tranne per il fatto che sto cadendo a pezzi ed ho una voce da drag queen), e si è organizzato due riunioni con il DesignerPirla tanto per non farsi mancare nulla.

MFR mi ha mollato il suo cellulare perchè è andato in riunione ed ecco spuntare la chiamata della sua compagna, la Minnie. E' il mio incubo, la mia nemesi, il mio terrore, non la posso sopportare!
Le conversazioni sono sulla falsa riga della seguente
Io: "Sì pronto?"
M: "Con chi parlo?"
Io: "Sono la segretaria di MFR, è in riunione in questo momento"
M: "Ah, non mi aveva detto di avere una riunione!"
Io: "E' stata una cosa improvvisa"
M: "Oddio! Spero nulla di grave..."
Io: "No, no. E' passato FAJ che voleva discutere di alcune questioni, credo"
M: "Aaah ok, ho capito. Allora mi faccia richiamare"

Poi arriva Cicì con i suoi complessi di inferiorità che vuole sapere come mai FAJ continua a infilare la Stracciapalle nei suoi affari quando ha detto che l'avrebbe sbattuta fuori alla fine dell'anno. E mi chiede di iscriverla ad un convegno; e poi i termini di iscrizione sono scaduti, così mi chiede di telefonare per sapere se può iscriversi ancora; le compilo i moduli; le mando le mail. Me la trovo in ufficio che si lamenta perchè insomma, così non si fa.

In più, come se non bastasse, chiamano da Torino per chiedermi di andare in un negozio di scarpe a controllare se vendono ancora il modello FX6348549. Ma secondo voi posso andare a chiedere una cosa del genere senza farmi sgamare istantaneamente?

Sono stanca.
Stanchissima.
Ed è solo il terzo giorno.

Dovete morire male tutti quanti.

lunedì 1 ottobre 2012

Fiori d'Arancio

Ultimamente non riesco bene a fare ordine nei miei pensieri.
Sono lì che mi concentro su qualcosa e all'improvviso il mio stupido cervello dirotta i miei pensieri su qualcosa di completamente diverso ma che però mi fa nascere quel sorrisino un po' accennato agli angoli della bocca.

Questo per dire che vorrei dirvi tante cose, ma ne dirò invece poche e anche parecchio confuse.

Cicì si sposa.
Avete presente Cicì, no? La tizia che ha bisogno di assistenza in qualsiasi cosa lei faccia, nella fattispecie la MIA assistenza. Sigh.
Però la notizia del suo imminente matrimonio mi rende davvero felice. Mi commuove, se proprio devo dirla tutta. Specialmente quando mi ha detto che comprerà l'abito da sposa all'atelier di Karl Lagerfeld. Oh, joy!

Scherzi a parte, sono davvero contenta per lei. Il suo lui pare proprio una brava persona, un po' all'antica (che non guasta mai), simpatico, sportivo, con dei saldi valori, avvocato e di bell'aspetto.
Cicì lo conobbe l'anno scorso al bar sotto allo studio in un periodo della sua vita in cui, superati i 30 anni, l'orologio nella sua testa aveva iniziato a ticchettare ricordandole l'inesorabile scorrere del tempo e le sempre più esigue possibilità di trovare un uomo con cui mettere su una famiglia.
E così, nel momento in cui si era gettata alle spalle una storia importante e aveva chiuso storielle di poco conto, pronta per stare finalmente da sola, arrivò lui.

Questa è la storia che continuo a ripetere alla mia amica A per avvalorare la tesi del "l'amore arriva quando meno te l'aspetti", dimenticandomi che io normalmente sono la regola e non l'eccezione. Questi, invece, sono casi da eccezione.