martedì 9 luglio 2013

You don't remember me but I remember you (pt. 1)

Correva l'anno... uhm... bè... diciamo parecchi anni fa.

Erano i tempi d'oro di Rune-Midgard, gli anni in cui giovani esploratori si erano portati verso quelli che credevamo essere i confini del mondo scoprendo così nuovi territori in cui trovarono fortuna.
Io, che allora mi consideravo una tradizionalista, preferivo unirmi alle occasionali scorribande di alcune gilde in territori familiari piuttosto che scontrarmi con l'ignoto.
Fu proprio in quel periodo che, sebbene non volessi un "padrone" sopra la testa, cominciai a ritrovarmi sempre più spesso a condividere esperienze e racconti con i membri di una delle gilde più potenti del continente.
Nonostante fossi giovane e sostanzialmente inesperta nelle arti dei combattimenti, trovai in loro dei buoni maestri oltre che dei compagni di vita.
E tutto questo senza chiedermi nulla in cambio, neanche obbedienza. Ma sapevano benissimo che, in caso di necessità, mi sarei sempre trovata dalla loro parte.

Uno degli uomini con cui a volte mi ero trovata a dividere una pinta di birra alla taverna di Aldebaran dopo un intenso allenamento, mi rivelò che molto presto la Chiesa di Prontera lo avrebbe insignito del più alto grado che si possa dare ad un chierico.
Nathan, questo era il suo nome, mi disse che avrebbe avuto piacere ad avermi alla cerimonia; io, eccitata ed un po' nervosa, ricordo che reagii con un gridolino di gioia alla prospettiva di essere parte di qualcosa di così...sacro ed intimo.
Sono cerimonie in un certo senso private, rivestite di una mistica sacralità che si è tramandata nel tempo, specialmente perchè la Chiesa è da sempre attenta a non trascurare queste secolari tradizioni.
Essendo anche io una chierica dello stesso ordine, per me l'onore era doppio: lui era automaticamente diventato il mio modello di vita.
Già immaginavo quando sarebbe toccato a me, anche se naturalmente avevo davanti una strada lunga e per nulla semplice.

Ricordo quel giorno come fosse ieri, lo ricordo al pari del giorno della mia investitura.
Essere finalmente parte di qualcosa, avere la sensazione che ci sia un "di più" a cui puntare e avere davanti agli occhi la testimonianza che sì, è possibile raggiungerlo con impegno e forza di volontà.
Fu una grande festa per tutti, per Nathan specialmente, ma anche per la gilda: annoverare tra i propri membri uno dei prelati più alti era motivo di grande lustro.

To be continued

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