Mio nonno è morto, ormai, sette anni fa.
Sette.
Sembrano tantissimi, detto così.
A me sembra sempre che sia successo l'anno scorso.
Tutte le volte che se ne parla, la frase è sempre la stessa "Ha fatto il segno della croce ed ha chiuso gli occhi". Io non c'ero, ça va sans dire.
Per anni ho creduto che fosse lui a far tribulare mia nonna, che lei perdesse la pazienza perchè lui la faceva disperare; con il tempo invece ho capito che in tutti questi anni lui non ha fatto altro che sopportarla e, anzi, teneva a freno la psicosi di mia nonna.
"Non ce la faccio più", disse con il fiato corto a mia madre qualche giorno prima di morire, quando era stato beccato a gironzolare appena fuori dal cortile di casa, che si reggeva al muro per lo sforzo.
Non parlava della malattia: non sopportava più mia nonna.
Il nonno è sempre stato un uomo buono e, nonostante tutto quello che abbiamo combinato io e mio fratello (dal piazzargli mollette per il bucato sul naso e sulle orecchie quando dormiva, a cacciarlo dalla stanza quando da grandi volevamo fare le nostre cose senza seccature - perchè a 16 anni non ci pensi che quelli sono gli ultimi anni che puoi goderti in sua compagnia), mai una volta ci ha trattati male.
Una volta, avrò avuto 11 o 12 anni e avevo fatto sicuramente una cosa molto stupida (che ora non ricordo), mi disse "Sei stupida!". Allora ci rimasi malissimo, se mi avesse tirato uno schiaffo mi avrebbe fatto meno male. A ripensarci ora mi viene da sorridere perchè quel "sei stupida" è il massimo a cui sia mai arrivato, non sono nemmeno mai stata sgridata da mio nonno a parte quella volta lì. Neanche quando, facendo gli stupidi in bicicletta io e mio fratello, lo facemmo cascare a terra e sbucciare gomiti e ginocchia ci disse niente.
E mentre era lì a letto, invece che farsi il segno della croce, avrei voluto chiedergli se ricordava quando ci portava a vedere i cavalli alla morosina, che io gli avevo dato anche dei nomi e mi portava tutti i giorni a salutarli perchè sapeva che adoro i cavalli; e quando mi accompagnava a scuola e mi veniva sempre a prendere, mica come mio padre che ogni tanto mi dimenticava da qualche parte, no, lui scordava altre cose ma di me si ricordava sempre; quando io e mio fratello eravamo a casa da soli veniva sempre su fischiettando con la scusa di guardare fuori dalla finestra per 'controllare i vicini', e noi sempre a sbuffare.
Se tu ora fossi ancora qui continueresti a guardare fuori da quella finestra fischiettando ed io, comunque, non ti vedrei più ma ti inviterei anche nella casa in cui vivo a farti vedere che terrazzo grande che abbiamo - noi il balcone non l'abbiamo mai avuto e ci è sempre sembrata una 'roba da sciuri'. E me lo diresti, mi diresti che mi sono sistemata da 'sciura', e chiederesti continuamente di me a mamma e papà come hai fatto quando stavo a Venezia solo che allora non tornavo quasi mai a casa e tu ci stavi male.
Non me lo hai mai rinfacciato.