Oggi è uno di quei giorni.
Uno di quei giorni in cui mi alzo dal letto e la mia vita mi sta stretta.
Che uno ci prova a far andare tutto bene, ma quando si ha a che fare con gente limitata non è che si possa pretendere grandi risultati.
Sono quasi quattro anni che lavoro allo studio legale e credo che sia il posto dove sono rimasta più a lungo da quando ho iniziato a lavorare. E' che dopo un po', appunto, comincia a starmi tutto stretto.
Ho voglia di cambiare, di provare qualcosa di nuovo, di sentire di nuovo l'entusiasmo nel fare il proprio lavoro. Non è che il settore legale non mi piaccia più, anzi; solo che l'ambiente comincia a diventare pesante.
E' come uscire lentamente da un'infatuazione: all'inizio è tutto bello, siamo tutti amici, ci vogliamo tutti bene; ora che non ho più gli occhi a cuoricino mi accorgo che qui non è diverso da qualsiasi altro posto (la gente si parla alle spalle, qualcuno viene isolato, qualcuno è maleducato, il tuo lavoro non viene giustamente riconosciuto, etc etc).
Lunedì mattina mi hanno chiamata da Torino per dirmi che nel pomeriggio mi sarei dovuta recare presso un altro studio legale a recuperare dei documenti di cinque o sei cause per un cliente che stiamo sottraendo a tale studio. Ovviamente urgente. "Anzi, se poi torni in studio e mi mandi via mail tutti i documenti scansionati sarebbe meglio perchè domani parto per un convegno all'estero e volevo leggerli mentre sono via".
Poi uno non si deve lamentare?
Soprattutto considerato che mi hanno richiamata a pranzo per dirmi di lasciar perdere perchè hanno scoperto che l'avvocato dell'altro studio legale che se ne occupa sta cambiando lavoro e quindi sbidiguda supercazzola come fosse antani. Boh. Sa il cazzo quale sia il nesso logico tra questo ed il fatto che non ci servano più i documenti urgentissimi.
Ho smesso di pormi domande, perchè tanto anche se mi lamento con le mie colleghe della palese illogicità di certe richieste (che conducono sempre a farmi fare lavori di merda - tipo passare i pomeriggi a fare fotocopie per pratiche che non sono nemmeno di competenza dello studio di Milano, come se lavorassi in una copisteria, DYO), le uniche risposte che mi becco sono delle alzate di spalle.
Quando poi tocca a loro viene giù il mondo, eh.
Magari sono solo mie paranoie, magari significa che sono io che non sto bene in questa nuova vita che mi sono costruita. Magari significa che sento la mancanza di qualcosa.
Anche tutte le domande della mia amica, del tipo "Ma quindi chi lava i piatti?" mi sembrano continuamente delle frecciatine. Che merda di domande sono? Cioè, ma chi se ne sbatte? Anche quando vivevo con i miei non andavo a chiedere queste cose ai miei amici sposati/conviventi.
Quindi le prendo come se fossero prese in giro. Magari significa che sono invidiosaAHAHAHAHAH.
Ok.
Basta,
Più semplicemente, le cose sono talmente andate a rotoli che vivo ogni gesto, ogni frase, ogni momento di condivisione come se fosse fatto apposta per infastidirmi.
Non va affatto.
Ho bisogno di cambiare aria.