venerdì 31 maggio 2013

Il mio fidanzato è pirla #3

Siamo in macchina, in coda al casello di ritorno da Modena.
Parte "Locked out of heaven" di Bruno Mars alla radio.

Io inizio a canticchiare.
Coshuk: "Hai presente le parole di questa canzone?"
Io: "Sì, certo. Mi piacciono."
Coshuk: "Quindi sai che parla di una che non gliela dà mai"
Io: "Ma non è vero! Non senti che dice 'cause your sex takes me to paradise'? Secondo te?"
Coshuk: "Meh, vabè."
*cause you make me feel like I've been locked out of heaven for too long*
Attimo di silenzio.
Coshuk: "Sai, quando sento questa canzone penso sempre a te"
Io: "Ah. Non te la do abbastanza, quindi. Guarda che basta chiedere!"

Poi la conversazione si è spostata su altri piani.
Che ve lo dico a fare?

martedì 28 maggio 2013

E poi dicono che il sesso faccia bene

Io e la mia amica A ci incontriamo martedì in palestra.

Io: "Allora? Com'è andato il tuo fine settimana?"
A: "Lascia stare, mi è venuto un crampo al quadricipite. Te?"
Io: "Mi fanno male le ginocchia da domenica, fai un po' tu."
A: "Ma si può ridursi così all'età di 25 anni?"
Io: "Cazzo, siamo messe male"
A: "Che poi... mi fanno male pure le braccia..."
Io: "... e a me il gomito..."
A: "Sticazzi, delle merde proprio"
Io: "Sì ma adesso vado a fare un po' di braccia, mi alleno, sai com'è"
A: "Già, anche io"
Io: "Oh, hanno finito. Entriamo?"
A: "Entriamo, va', che è meglio"

Giuro.

venerdì 24 maggio 2013

Uomini che si frappongono tra me ed il mio caffè

La mattina, quando mi alzo, è sempre un dramma.
Scene simili si sono viste in The Walking Dead (o nei film sugli zombie di serie B).
Praticamente respiro e mi muovo solo in funzione del mio primo caffè, ripetendo ossessivamente "Caffeinaaaaaahhh... caffèèèèèèèhh... mmmmmh...".
Giuro.

E finchè non ho raggiunto la prima tazza di caffè ho licenza di uccidere. Sono intrattabile. Nessuno deve osare rivolgermi la parola.
Il problema sussiste nel momento in cui ti alzi alle 7:40 e sai che berrai il primo caffè verso le 9:00.
Ormai sono diventata tipo una ninja, abilissima nel dribblare i tentativi di conversazione. Un po' perchè sono sempre in casa da sola a quell'ora, ed un po' perchè non ho effettivamente molti contatti umani tra viaggio in macchina e metropolitana.
Oddio, a dire il vero la metropolitana è sempre un'incognita ma ormai sono in grado di scoraggiare anche i pazzi più tenaci con il mio sguardo acido ed il vaffanculo perennemente tatuato in fronte.

Capita, però, di passare i fine settimana fuori con Coshuk. Ciò significa che solitamente appena sveglia me lo trovo a pochi centimetri dalla faccia ed io, che sono perennemente incarognita, temevo che avrei finito per trattarlo male (vabè che a volte se lo merita, ma così è esagerato anche per me).
In realtà lui è esattamente come me sotto questo, e molti altri, punti di vista; forse il fatto di conoscere la sensazione ci permette di essere in grado di sopportarci vicendevolmente.

Finora è l'unico uomo a cui ho mai permesso di mettersi tra me ed il mio primo caffè della giornata.
E devo dire che non mi dispiace :P

martedì 21 maggio 2013

Memorie di Ibiza #2

Questa storia la raccontiamo a tutti perchè ci fa ridere tantissimo.
Anche se solitamente, raccontandola, noto che io e l'amica A abbiamo un senso dell'umorismo apparentemente diverso da quello del resto del mondo.

Comunque.
Siamo ad Ibiza ed è sera. Quel momento di limbo che c'è tra la cena e la discoteca, in cui la gente si riversa nei locali a bere un po' per farsi salire il tasso alcolico del sangue.
Che poi è anche quello che stiamo facendo io e la mia amica, sedute al tavolino di questo bar poco affollato che si affaccia sulla spiaggia. Accanto a noi un tavolo occupato da quattro ragazzi che riconosciamo subito essere italiani: gente da cui stare alla larga (noi odiamo gli italiani all'estero).
Siccome eravamo già un po' brille, ci stavamo cimentando in quell'atteggiamento che io e lei definiamo "da lesbiche" perchè... bè... effettivamente è proprio da lesbiche.
Tempo cinque minuti e gli italianz-do-it-better del tavolo accanto ci apostrofano con "Oh, belle, possiamo offrirvi da bere?".
Ora.
Se mi avessero detto "Vi unite a noi?" li avrei mandati a cagare, ma visto che mi stanno offrendo alcol gratis posso forse dire di no?
E difatti
Io: "Sì, certo!"
A: "No!"
Ci guardiamo un attimo in silenzio.
Sposto la sedia e mi unisco all'altro tavolo; lei mi imita quasi subito. E siamo lì.

Ci rincoglioniscono mezz'ora con parole e parole, raccontandoci dei loro lavori fighi che gli permettono di guadagnare un sacchissimo di soldi, etc etc. Sai che noia.
Ad un certo punto la conversazione prende una piega quasi interessante
Tizio: "Ragazze, ma allora perchè non venite da noi? Ci facciamo una bella pasta e pecorina"
Silenzio.
Risate.
A: "Guarda, grazie ma abbiamo un altro impegno"
Io "Già. Peccato, l'offerta era allettante ma proprio dobbiamo andare" e faccio per alzarmi.
Uno mi prende per il polso e mi dice "Ma per noi i soldi non sono mica un problema!".
"Bè, neanche per noi. Buona serata, ragazzi".

E ce ne siamo andate ridendo.
Oh.
A me fa ancora ridere la "pasta e pecorina"!

venerdì 17 maggio 2013

Dottoressa del buco del cùl (per la seconda volta)

Il 21 marzo la mia amica A si è laureata. La specialistica, stavolta.
Siccome per la sua prima laurea non avevo potuto assistere alla discussione, stavolta mi ero presa direttamente un giorno di ferie per poter stare con lei in questo giorno speciale.

La giornata è stata... strana. Non ansiosa, non agitata, non caotica.
Solo strana.

E' iniziata con un ritardo di trenitalia, il treno che mi avrebbe portata in università, ed è finita con un ritardo del treno che ci avrebbe riportate a casa.
Ovvio.
Giunta finalmente sul luogo, ho aggredito l'addetta al centro informazioni dell'università perchè avevo necessità di sapere con urgenza quale fosse l'aula dove si svolgevano le lauree (sono arrivata alle 08:55, giusto al pelo!).
La mia amica in queste cose ha una professionalità invidiabile, non si fa mai prendere dal panico o dall'eccessiva ansia, era molto pacata e sicura di sè.
Ma lei lo è sempre.
Ha discusso ed io mi sono commossa come una scema: perchè è stata bravissima, perchè è una persona forte e perchè tra la folla cercava sempre il mio sguardo.

Tra queste emozioni, mi sono scordata di immortalare il momento.
Eh vabè.

E poi l'attesa, la lunga attesa fino alle 17:00, riempita da un pranzo in compagnia addentando fette di focaccia e sorseggiando Tennent's, da spritz dell'ultimo minuto perchè "ho sete", da chiacchierate sotto il sole, da piccoli catch-up con vecchi compagni, da programmi per il weekend. Ed altro, molto altro.

L'attesa è culminata in quei 5 minuti che ci sono voluti al presidente di facoltà per leggere l'elenco dei laureandi con accanto il loro numerino.
110.
La giornata si riassume in quel 110. L'abbiamo festeggiato bevendo spumante dalle falcon trafugate dal laboratorio e ornate con cannucce ed ombrellini.

Infine, quando tutti sono ritornati verso casa, siamo rimaste solo io e lei.
Ci siamo rilassate su un treno in direzione del nostro aperitivo in solitaria.

EPILOGO
Noi due.
Sedute in un pub.
A bere uno sbagliato.
Fingendo di esserci entrambe appena laureate per farci offrire da bere.
Ovvio.

martedì 14 maggio 2013

I muri sono più intelligenti di certe persone (amo il mio lavoro #6)

E, come mi ha ricordato Gama, a volte sono anche più competenti e produttivi.

Due fatti degni di nota successi in questi ultimi giorni.

1)
E' successo che una ditta di traduzioni a cui ci siamo appoggiati nel 2011 ci ha mandato in data 9 gennaio 2013 la fattura relativa a quel lavoro. Ah, il tempismo (su questo ci sarebbe da fare un post a parte, ma lasciamo perdere).
Addebitiamo il costo al cliente, anche se la causa ormai è chiusa dal 2011, appunto. Come era ovvio, il cliente scrive a MFR per chiedere delucidazioni sulla fattura che ha da noi ricevuto.
MFR, impanicato, chiede a noi "ommioddio ommioddio cos'èèèè? che vuoleee?? cosa abbiamo fatto?? halp halp". Giuro, i toni erano questi.
Tralasciando che gliel'avevamo già spiegato prima di far partire la fattura, scrivo una mail di risposta al cliente e la salvo tra le sue draft; dopodichè la stampo e gliela porto per la solita correzione manuale.
Nel lasso di tempo di 5 minuti - abbondo, perchè nel mentre mi ero fermata ad avvisare la collega di un'altra faccenda - impiegati per attraversare il corridoio ed arrivare al suo ufficio, quell'uomo ha cancellato la draft senza nemmeno chiedersi "oh, ma cosa sarà mai questa cosa buffa?".
Puf.
Cancellata.
Così.
Glielo faccio notare e ride.
Ride, lui.
Io gli taglierei le mani, cazzo.
Per fortuna almeno l'avevo stampata così ho "solo" dovuto ribatterla.

2)
Mi danno da aprire una pratica che è la domicilazione di una questione torinese, quindi la apro sul nostro gestionale, e apro la relativa cartella sul nostro server.
Cicì decide che, per completezza, preferisce salvare i documenti sia sulla relativa pratica milanese che su quella torinese. E fin qui va benissimo.
Il problema sorge nel momento in cui mi accorgo che, da stamattina, nessuno ha ancora aperto sul server la cartella relativa alla pratica torinese quindi le risulta ovviamente impossibile salvare i documenti.
Ora.
A Torino c'è una segretaria che si occupa di fare solo quello tutto il giorno. Solo quello. Cazzo, una cosa devi fare e te la sei scordata? Vabè.
Chiamo la segretaria di FAJ, non sapendo chi se ne occupa ed essendo sua la pratica, e quella mi rimbalza alla tizia delle questioni; quest'ultima mi rimbalza nuovamente alla segretaria di FAJ perchè "mah, forse non ha capito che questa è una roba sua invece".
Oh, mettetevi d'accordo!

venerdì 10 maggio 2013

Il mio fidanzato è pirla #2

Meglio ribadirlo, ogni tanto, altrimenti rischio di scordarmelo anche io.

Dopo avermi fatta incazzare come un procione (sì, lo sapete che i procioni sono terìbbbbbili), facendomi saltare tutti i piani per un weekend che poteva essere una meraviglia, decide di rimediare portandomi al lago.
Meh, apprezzo lo sforzo ma sono ancora incazzata.

Invece di fare una rilassante passeggiata sul lungolago, vista l'insolita clemenza del clima in questo periodo dell'anno, ci chiudiamo in stanza a discutere animatamente di "questa-cosa-che-mi-ha-fatta-incazzare".
Conclusione: io ho ragione.
Ma va? A volte mi chiedo se non potremmo direttamente risparmiarci tutto questo e arrivare direttamente al punto in cui mi dà ragione.
Mah.

Comunque suggelliamo la ritrovata pace esattamente nel modo in cui vi immaginate che una coppia possa fare pace.
Ed è lì, in quel momento appena dopo, in cui si resta nudi sia fisicamente sia nell'anima, quello che io e l'amica A chiamiamo con terrore il "momento confessionale", è proprio in quel momento che lui mi guarda e mi dice
"Pensavo... quel kit-kat che c'è nel minibar, adesso, quasi quasi...".

Signori, la poesia.
E' esattamente in quel momento che ho pensato che è proprio l'uomo della mia vita!

martedì 7 maggio 2013

La droga fa male (amo il mio lavoro #5)

MFR ultimamente ha qualcosa che non va.
Cioè, più del solito intendo.

Sarà l'ormai imminente matrimonio con la sua adorata Minnie.
Sì, perchè ha deciso che non c'è limite al peggio e purtroppo tra qualche giorno diventeranno "una cosa sola".
Vomito.

Quindi boh. Sarà l'emozione, sarà l'ansia, sarà la rottura di maroni l'apprensione di Minnie.
Io non lo so.
Fatto sta che è agitato.
E rompe, rompe, rompe le scatole!

Stamattina è venuto nel mio ufficio a chiedermi di scannerizzargli la sua tessera elettorale.
Non so perchè e non lo voglio nemmeno sapere.
Scannerizzo, gliela riporto, e abbiamo avuto la seguente delirante conversazione
"Le ho riportato la tessera, avvocato"
"Ecco, così adesso ha visto anche dove vado a votare"
"Erm... maaaaa, veramente io..."
"Massì, in Via della Spiga, ovvio"
"Già, certo, un posto chic insomma"
"Sìsì, chic. Via della Sfiga. Ahahahah. Via della Sfiga. Ha capito? Ahahah"
"Aaah.. ahah, sìsì, come no"
E sono scappata via.

Quest'uomo a volte mi incute timore.
Ha solo 55 anni, che la demenza senile stia colpendo precocemente?