giovedì 31 ottobre 2013

Like a rolling stone


Sono le 18:58 di questo giovedì sera che sembra già un venerdì.
Perchè domani si starà a casa.
E sono sola.
Chi fa il part-time è già a casa da un pezzo, mentre la Strega... bè, lei è stata licenziata.

La "scusa ufficiale" è la crisi ed il calo di lavoro, ma se fosse vero non mi spiegherei come mai, per sopperire alla sua mancanza, mi sono fatta due ore di straordinario tutti i giorni questa prima settimana senza di lei.
E spero che dalla prossima riuscirò a trovare un equilibrio.

Mi sembra di vivere intrappolata nel giorno della marmotta: ogni volta è sempre la stessa storia, tutto da capo.
L'anno scorso di questi tempi mi sobbarcavo nuove responsabilità a causa del licenziamento della Lemure; quest'anno sono ancora qui a raccogliere altri pesi sulle mie spalle.

Ma la cosa che mi lascia dentro questa sensazione di malinconia è il dover passare tutti i giorni davanti alla scrivania della Strega e vederla vuota, con la consapevolezza che non c'è più quella persona da cui correvo appena mi succedeva qualcosa di cui avevo bisogno di sfogarmi.
Sì perchè ormai lei era la mia confidente, qui dentro, la persona che capiva i miei fastidi e le mie incazzature meglio di tutti. Forse eravamo entrambe brutte persone ed io me ne sono accorta troppo tardi, dopo che già l'avevo battezzata "Strega".

In realtà, appunto, tanto diverse non eravamo. Solo che io quantomeno ho conservato quel minimo di decenza che mi faceva apparire sempre carina e precisa agli occhi dei miei superiori.
Lei si mostrava per quello che era, qualsiasi fosse la situazione.
Ed a volte mi chiedo chi, tra noi due, fosse quella più genuina.
Più giusta.

Non ho mai amato coloro che, raggiunto il tanto agognato posto fisso, si adagiavano convinti che avrebbero dovuto strapparlo dalle loro fredde mani cadaveriche; però non credevo nemmeno che fosse così semplice lasciare a casa qualcuno, dall'oggi al domani.
Una persona che lavorava qui dentro da quasi 13 anni.
Senza nemmeno un "grazie, è stato bello finchè è durato".

E ci sono sicuramente un sacco di motivazioni sensata per questo gesto, ma ci sono molti modi per licenziare la gente e sicuramente questo è stato un modo che la Strega proprio non meritava.

venerdì 25 ottobre 2013

La luce in fondo al tunnel non è un tir in contromano

Questa è una notizia grossa.
Ma tipo grossissima.
Roba che... boh, insomma. Roba grossa.
Per me è immensa, tipo che mi ha investita come un treno e ancora sto farneticando quindi abbiate pazienza.

Intanto, non ho più post in programmazione.
Zero.
Neanche mezzo.
Ne ho tipo dieci in bozza ma non riesco mai ad avere il tempo - e più che altro la voglia - per scrivere qualcosa di decente. Però vi penso sempre, se questo può in qualche modo consolarvi.
So che non sentite la mia mancanza, in ogni caso.

In realtà è che da quando sono fidanzata questo blog è diventato di una noia mortale, vero?
Questo perchè non faccio più minchiate con le mie amichette stordite.
Non è che non faccio più minchiate, ovvio, ma adesso le faccio con Coshuk ed è meno divertente agli occhi degli altri raccontare le dinamiche di una coppia piuttosto che quelle di un gruppo di amiche single e moderatamente fighe (cazzo, ho detto che siamo moderatamente fighe? ommioddio, autostima alle stelle oggi!).
La verità è che passiamo tutti i fine settimana più o meno così:
Coshuk "WoW o Diablo?"
Io "Mmmh, dai, spariamoci qualche instance su WoW che devo fare 90"
Coshuk "Benissimo"
[...]
Io "Pausa Diablo?"
Coshuk "Massì, facciamo una run a mp5 e vediamo se riusciamo a droppare una chiave"
[...]
Io "Pokemon time?? Oh, devo passarti un pokemon che ho trovato ieri e ti ho pensato"
Coshuk "Daidaidai che sono curioso!"

Ecco. Giuro. Sempre.
Boh, forse siamo pessimi ma non desidero passare i miei fine settimana in altro modo, attualmente.

Comunque.
La grande notizia.
Ve la dico, certo che ve la dico.
Siete i primi a cui lo dico, non l'ho detto nemmeno ai miei genitori. Per dire.
*rullo di tamburi*
Coshuk mi ha chiesto di andare a vivere insieme.
Ve l'ho detto che era grossa.
Immensa.
Ci sono un'enormità di cose da fare, adesso. Proprio tantissime (tipo iniziare a pensare a come occultare il verde pisello orribile di quel cazzo di armadio che mannaggia al giorno in cui gli è venuto in mente di mettere uno sgorbio del genere in camera da letto... e farci pure le tende coordinate <.<).
Seriamente, ci sono tante cose da sistemare. Non solo per la casa in sè ma anche per la situazione (c'è un'altra persona che vive in casa e che si sta adoperando per trasferirsi, quindi è tutto ad incastro).

Diciamo che, se tutto va bene (lo scrivo bello grosso chè non voglio menarmi sfiga da sola!), entro il prossimo aprile ci imbarcheremo insieme in questa cosa.
Che, l'ho già detto, è IMMENSA.

Oh, ragazzi, ho fatto il primo passo nel mio domani.
Ed ho una paura fottuta.

martedì 22 ottobre 2013

Gotta catch 'em all

Siccome sono una n3rd pr0 player (ma proprio di quelle imba skilled), sabato mattina sono una di quelle persone che si è alzata alle 8:00 per farsi trovare a grattare la serranda del negozio di videogiochi per avere la mia copia (PRENOTATA) di Pokemon X.

Non gioco ai Pokemon da quando uscì il primo videogioco della serie: Pokemon Blu e Rosso.
Facevo la prima media ed io ed il mio GameBoyColor passavamo insieme appassionatamente tutti gli intervalli mensa. Per dire che mi ricordo ancora a memoria tutti i primi 150 pokemon e sì, potete darmi della malata.
Il mio interesse si è poi azzerato di botto già subito con la seconda generazione (nuovi videogiochi, nuovi pokemon ma in realtà la solfa era sempre la stessa). Basta, aveva perso ogni attrattiva.

Sicchè questa è stata una piacevole sorpresa.

Coshuk "Quest'anno esce il gioco nuovo dei Pokemon!! Woooh!"
Io "Ah bè. Un altro? Che palle, anche basta!"
C "Noooo ma questo è su 3ds, è sempre stato il mio sogno vedere i pokemon in 3d"
Io "Ancora peggio. Il 3d di quel coso è osceno. E poi 'sti pokemon hanno rotto"
***
Io "Maaaa... sai, per curiosità ho letto un po' in giro e questo nuovo gioco sembrerebbe carino. Quando esce?"
Coshuk "Ancora non c'è una data di uscita, comunque in autunno"
Io "Ah, vabè, nel caso vedremo"
***
Io "Oooh ascolta! Ma sembra troppo figo il nuovo gioco dei pokemon! Fighissimo! Puoi fare un sacco di cose, anche coccolare i pokemon iiiiiiiiihhh *_*"
Coshuk "Sssssssì. Ok. E poi ci sono i pokemon in 3d!"
Io "Coccolare Pikachuuuuuuuuuu!"
C "In 3d!!!"
Io "Coccolare Pikachuuuuuuuu!!"
Coshuk "In 3d!!!1111one"
Io "Coccolare Piiiiiikaaaaachuuuuuuuuu!"
Coshuk "In 3d!"
[ripetere dall'inizio per 5 volte al giorno, tutti i giorni, da giugno ad ottobre]

Così alle 9 di sabato mattina ci siamo presentati al negozio.
C'eravamo solamente noi ed il commesso: io con un sorriso a cinquecento denti, Coshuk con le occhiaie fino al pavimento ed il commesso aveva le scritte in sovrimpressione che dicevano più o meno così "bravi deficienti che vi siete alzati all'alba per venire a ritirare la vostra copia del gioco, avete vinto il premio di clienti più sfigati visto che siete gli unici dementi ad aver pensato questa genialata".

Così abbiamo passato due giorni a letto sotto il piumone a giocare a Pokemon.
Forse è vero che siamo due cretini.


PS: Cazzate a parte, il gioco stavolta merita. La grafica è notevolmente migliorata e, nonostante questo, i caricamenti ed i salvataggi sono rapidi ed il tutto scorre molto fluidamente. Di cose da fare ce ne sono un mondo, dal banale catturare i pokemon, allenarli e battere i capipalestra, fino alla sezione che ti permette di giocare con i tuoi pokemon - è una specie di Nintendogs ma per pokemon. Minigiochi, interazione con altri giocatori, e sicuramente altro che non ho ancora scoperto.

venerdì 18 ottobre 2013

Discorsi da ufficio

Quando sono tornata dall'America, ad aprile, Coshuk si era preso un giorno di ferie per venire a recuperarmi in aeroporto e passare con me il resto della giornata (visto che non ci siamo visti per due settimane).

In realtà aveva preso ferie anche per la mattina seguente, così abbiamo dormito insieme, fatto colazione insieme e mi ha accompagnata a casa per pranzo in modo da rientrare in ufficio subito dopo.

Arrivato in ufficio si trova nel mezzo di questo discorso.
Collega 1 "E quindi sono nervoso! Insomma, sono mesi che non faccio sesso"
Collega 2 "Già, guarda, a chi lo dici!"
Collega 1 "E tu invece?"
Collega 3 "Anche io, saranno tre settimane ormai..."
Collega 1 "Tu, Coshuk?"
"Uhm... che ore sono? Ecco, saranno tre ore circa"

WIN.

martedì 15 ottobre 2013

Vi prego, ditemi che non è contagioso!

Questa è talmente grossa che merita di essere postata subito, senza andare in programmazione!

Proprio ieri che ero di umore nero, una di quelle giornate in cui credo di essere stupida e senza amici, è arrivata una perla di grande valore a farmi pensare che, in fondo, c'è di BEN peggio al mondo.
E senza andare troppo lontani, la nostra Cicì [questa personcina indipendente] ci ha fatto omaggio di un episodio che, a mio avviso, rimarrà scritto negli annali di questo studio.

Come tutti già sapete, Cicì è convolata a nozze in agosto.
In questo studio l'aria pare essere talmente fertile che professioniste e segretarie prendono addirittura il numerino per decidere le turnazioni su quando restare incinta. Adesso è il momento di AvvocatoFashionista che, alla fine del mese, entrerà in congedo per maternità.
Subito dopo si è già prenotata Cicì che, se i conti non mi ingannano, è sposata da appena due mesi.
Vabè, nulla da eccepire, alla fine ognuna ha il suo orologio biologico. Evidentemente per lei sta ticchettando da troppo tempo.

Qualche giorno fa si è ritrovata a fare pipì su uno di quei famosi test di gravidanza e... niente, negativo. Del resto cosa ci si poteva aspettare da una che avrà il ciclo tra una settimana?
Comunque si è fissata che è incinta: dice di avere la nausea e "sente muoversi cose nella pancia". Che mi sembrano due attendibilissimi sintomi della sua patologia mentale, più che di una gravidanza.

Questo pomeriggio, dichiarando di sentirsi male e di avere "delle perdite", ha nell'ordine:
- telefonato alla responsabile della segreteria
- telefonato alla mia collega
- telefonato alla praticante chiedendole di accompagnarla in Mangiagalli
- si è diretta al pronto soccorso della Mangiagalli
Tutto ciò per sentirsi dire "Signora, le è arrivato il ciclo".

PUAHAHAHAHAHAHAH.
Sempre peggio, cazzo.

venerdì 11 ottobre 2013

Indiani d'America e tatuaggi cinesi pt.1

Io non ce la posso fare.
Sono appena tornata dalle ferie e già non sopporto più nessuno. I miei teneri idiotonti (che è, naturalmente, la fusione tra "idioti" e "tonti" perchè è chiaro che una sola definizione non bastava a contenere la casistica umana con cui mi rapporto ogni giorno) sono sempre gli stessi, non è che nel frattempo abbiano deciso di farmi un regalo e smetterla di essere cretini, no.

Sono le 17.48 e questa è l'ora in cui MFR accende la musica a tutto volume nel suo ufficio.
La maggior parte delle volte ascolta cose che sono affini ai miei gusti, e quindi tutto sommato è persino gradevole, ma oggi no. Oggi no perchè sto cercando da più di un'ora di stilare una nota spese da depositare tra due giorni e vengo prima disturbata da idiotonte che hanno deciso di fare la pausa caffè nel mio ufficio, successivamente dagli strimpellamenti assurdi del capo.

Per esempio l'altra sera, come di consueto, mi sono affacciata alla sua stanza per congedarmi ma non ho fatto in tempo a fuggire che sento la sua voce inseguirmi con un "Scommetto che non sa di chi è questa canzone".
Ecco.
E' arrivato il momento sarabanda.
Ho sbagliato una volta, un solo errore da quando sono qui dentro (cioè da quasi tre anni, e tutti gli anni a Natale MFR mi chiede "Allora questa è la prima volta che partecipa al nostro pranzo natalizio?", ma vabè è bello essere apprezzati) e adesso mi perseguiterà finchè non me ne andrò.
Una sera che ascoltava Joan Baez mi chiese, per ridere, se sapevo chi fosse. Caso vuole che lo sapessi - anche perchè, oggettivamente, difficile non conoscere quel portento di voce se ti piace il genere e ancor più difficile è non riuscire a riconoscere quella voce così particolare.
Quel giorno ho visto una luce nuova nei suoi occhi, si è esaltato un sacco.

Quindi, dicevo, momento sarabanda.
La canzone mi ricordava qualcosa di Ravi Shankar quindi ho provato a buttarla lì.
Il dialogo che ne è derivato è stato quasi surreale.

"Massì, Ravi Shankar l'indiano"
"Ma indiano di dove?"
"Eh, indiano dell'India"
"Aaaah. Stavolta ha sbagliato perchè questo è un indiano d'America"
"Allora non saprei proprio"
"Sì, dai, uno di quelli con i nomi strani...ma aspetti che prendo il cd e le mostro!"
*ohppercaritàdivinano*
"Ah, ha addirittura il cd?"
"Ceeeeerto! L'ho comprato in un viaggio che ho fatto in America, ero pure stato a visitare questa riserva e tra l'altro ho dormito in un albergo indiano. Sì ma... una tristezza! Guardi, non davano nemmeno gli alcolici! Il soggiorno peggiore che io abbia mai fatto. Cioè, neanche gli alcolici, si rende conto?"
*con questa frase ti sei guadagnato punti stima, siamo spiriti affini evidentemente*
"Eh, posso solo immaginare. Ma era uno di quei posti con i casinò gestiti da indiani?"
"Nono, era un albergo in mezzo ad una riserva. Bè comunque si chiama John Whitehorse e fa tutte canzoni così, solo strumentali che sembrano dei canti di guerra pellerossa"
"Affascinante"
"Aspetti, aspetti! Che forse quest'altra traccia ha le parole"
*e seleziona una traccia che fa tipo "auauauau eiaeiaeh uuuuh eeeshakashakaeeeh", immaginatevi me che mi guardo attorno imbarazzata pur di non guardarlo negli occhi*
"Sì bè che poi chiamarle parole è tutto dire. Chissà cosa diranno, magari cose tipo 'Aaaah questi stronzi bianchi che ci rubano la terra! ahahah"
*giuro, ha detto così!*
"Già, un po' come quelli che si fanno tatuare ideogrammi giapponesi o cinesi e magari c'è scritto 'scemo chi legge' ahahah"
*ok, l'ho già detto che siamo spiriti affini, vero? mi sono sentita di dargli corda*

Da questo punto il discorso è - ulteriormente - degenerato, arrivando al culmine con un aneddoto del periodo cinese di MFR.
Ma questa è un'altra storia ;)

martedì 8 ottobre 2013

Secondo me sono una cogliona

Nel senso che sono proprio deficiente.
Già.

E' un periodo che sono stanca, mentalmente molto stanca. E a me la stanchezza fa diventare nervosa, irritabile (più del solito, intendo).
Così l'altro giorno, quando ho trovato l'ennesimo fascicolo a cui mancavano dei pezzi, ho iniziato a sbatterlo sulla scrivania e scandivo a ritmo ad alta voce "Ma perchè cazzo manca sempre la fatturazione nelle pratiche che apre quella là? Perchè? Perchè? Perchè non è in grado di sistemarla come lo facciamo tutte? Non ci va uno studio, ma cazzo. Cazzo. Ma perchè? Che due coglioni però!".
Non credevo di aver urlato finchè, dall'altra parte del corridoio, la mia collega mi domanda "Che cos'è successo?" con anche un tono un po' allarmato.
Devo averla spaventata, sembravo posseduta.

Lo so, sono sfoghi senza capo nè coda finchè non parlo con la diretta interessata, che al momento è in ferie. Ma non importa perchè quando tornerà sarà la mia unica salvezza, nonostante sia una grande stronza.
Eppure ultimamente è l'unica persona che comprende i motivi del mio stress ed il fatto che mi sento sempre come se avessi a che fare con una banda di imbecilli e fossi l'unica con un quoziente intellettivo nella media.
Probabilmente è persino vero.

Quando vanno via tutti durante la pausa pranzo e resto completamente sola, mi metto a cantare in corridoio, c'è una buona acustica.
Poi rido tantissimo e mi guardo attorno con apprensione immaginandomi che FAJ abbia fatto installare delle telecamere nascoste e la sera mi veda fare la deficiente riguardandosi le registrazioni.

Ma anche queste sono solo paranoie prive di senso.
La verità è che non è la stanchezza a rendermi così: lo sono sempre stata.

Ho bisogno di ferie dal mio cervello.

giovedì 3 ottobre 2013

Marking time, waiting for death

Indugio. Indugio su un pensiero come su quel piatto di pasta che mi divorerei volentieri e che invece no. Ne mangio solo dieci di numero. Dieci pennette leggermente intinte nel sugo. Poca roba. La mia mente si posa pigramente sul pensiero del dopo, quando resterò in cucina sola a lavare i piatti. Allora potrò mangiare la pasta che avanzerà; o dei biscotti; o la fetta di torta; o quel panino morbidissimo. O tutto insieme. Indugio sul pensiero di dovermi cacciare due dita in gola subito dopo. 
E se invece morissi?

Non avete mai avuto la sensazione che vi stesse crollando il mondo addosso? Già.
Io spesso, invece, ho avuto la sensazione che qualcosa dentro di me stesse collassando, accartocciandosi infinitamente su sè stessa. E ancora, e ancora, e ancora.
Perchè quando dai il via, è quasi impossibile arrestare la distruzione.

Quel giorno ero stanca, molto stanca. Sedevo pigramente al tavolo della mia cucina veneziana e guardavo il piatto vuoto davanti a me. Ero stanca di sentirmi dire "Tu questo non lo puoi mangiare!" con quel tono arrogante di chi si sente in diritto di decidere della tua vita.
Così aspettai di essere sola, aprii il frigorifero, mi tagliai una fetta di torta e la mangiai in tre forchettate. Non riuscii nemmeno a capire se fosse buona o meno, volevo solo sentire quel familiare calore nello stomaco.
Poi arrivò il pentimento.
Quando sei abituata a trattenerti, lasciarti andare anche solo una volta scatena un turbine di sensi di colpa che si autoalimentano. Ronzano incessantemente finchè, seguendo il flusso, ti alzi, raggiungi il bagno, alzi la tavoletta del water e fissi l'abisso.
Perchè in quel momento è un abisso in cui stai per buttarti e che sai - perchè lo sai, inutile fingere - che ti risucchierà per anni.
Quindi ti cacci due dita in gola e vomiti la torta, forse il pranzo ed anche un pezzetto della tua anima, strozzandoti di singhiozzi perchè intanto pensavi alla tua mamma che non ti ha certo messa al mondo per vivere chinata sul cesso a sentirti in colpa per aver mangiato uno stupido pezzo di torta.
Già, no.

Poi ricordo la cucina semi buia delle quattro del mattino, in quel silenzio ovattato che precede l'alba a Venezia, rotto solo dallo sciabordio dell'acqua nei canali, consapevole che di lì a poco avrei iniziato un'altra giornata fatta di odio verso me stessa.
Ma in quel momento, in quella bolla di vuoto che era la mia cucina, mi sentivo di poter fare qualsiasi cosa; così aprii qualche sportello, feci incetta di quello che trovai (biscotti, scatola di cereali, caramelle, merendine, avanzi della cena) e mangiai tutto. Tutto quanto, proprio.
Con una voracità disgustosa, che se ci ripenso oggi mi sento male. Facevo proprio schifo.

Dopo ogni abbuffata, con la pancia che mi faceva male tanto era piena, potevo correre ad espletare il mio rito quotidiano. L'importante, in questa masochistica routine, era non lasciare agli altri il cibo che io non potevo mangiare. E ridevo sotto i baffi, sentendomi molto furba, mentre guardavo il mio convivente dosarmi con irritante alacrità ogni pasto che mangiavo sotto il suo occhio guardingo.

Nel segreto del bagno, però, io mi odiavo. Mi odiavo con forza.
Pesavo 53 kg.

martedì 1 ottobre 2013

Albany (ovvero Taxi Driver 3, the revenge)

"Ma... perchè Albany?" [cit. di un americano qualsiasi sulla nostra decisione di visitare Albany]

La risposta a questa domanda è una sola: BOH.
Davvero, non lo sappiamo nemmeno noi.

Non che siano mancati i momenti di divertimento, ma avete presente lo stereotipo di paesino americano di periferia con la sua tavola calda e gli abitanti che sanno tutto di tutti?
Ecco, non è uno stereotipo. Anche se Albany è tipo la capitale dello stato di New York, ma fa niente, non fatevi domande che nemmeno noi abbiamo avuto il coraggio di porci.


Un assolato pomeriggio - per inciso, l'unico pomeriggio di sole di tutta la vacanza, che spreco! - arriviamo alla sperduta stazione ferroviaria di Albany, con il nostro bel treno proveniente da Boston (ve la racconto in un'altra puntata).
Non sapendo come altro spostarci, fermiamo un taxi per farci portare in albergo, che dista circa 3 miglia.
Una volta caricate le valigie e accomodate sui sedili dietro, ci dice che la tariffa è di 60$.
Cioè. 3 miglia = 60$?
L'abbiamo mandato a cagare per direttissima.

Chiamiamo un'altra compagnia di taxi che ci chiede 20$. Boh, lo trovo comunque eccessivo ma di meglio non c'è quindi ok. Tempo di attesa: 15 minuti.
Albany, mi stai già pesantemente sul culo.
Giunge infine il taxi, chiediamo se era effettivamente quello che avevamo chiamato e ci risponde di sì, quindi gli facciamo caricare le valigie e ci accomodiamo. Dopodichè il tassista decide che non siamo abbastanza carichi e si offre di trasportare anche un'altra ragazza che doveva andare da un'altra parte rispetto a noi.
La logica è morta, ma meglio non questionare chè qui non mi sembrano molto a posto.
Nell'esatto momento in cui appoggio le mie chiappe sul sedile del passeggero - perchè naturalmente non c'era posto su questo fottuto taxi - squilla il telefono
"Salve! Sono il vostro taxi, dove siete?"
Ermm.
Guardo il tassista seduto accanto a me che evidentemente non mi ha appena telefonato.
Guardo dietro e vedo un taxi della stessa compagnia. Fermo. Vuoto.
Ops.
Facciamo per scendere e questo pazzo prima ci chiude dentro, poi attacca una pezza di mezz'ora sul "Se volete scendere a me va bene [ne siamo sicuri? cazzo, ci hai chiuso dentro! io ti denuncio per sequestro di persona!] ma mi sono spaccato la schiena per caricare le vostre valigie quindi mi dovete 10$".
Ma morire no?

In tutto questo, l'altro taxi si accosta a noi e comincia a litigare con l'autista "You stole my clients!".
Si urlano.
Il nostro taxi parte, l'altro... inizia a pedinarci! Oh merda.
Credo ci sia una foto delle nostre pallide facce a testimonianza della situazione tragicomica in cui eravamo.
La ragazza che è con noi comincia a sclerare perchè era da mezz'ora che gli stava dando l'indirizzo ma non la cagava.
Eh, scusa se stanno solo cercando di ucciderci.
La situazione si calma ed il tassista cerca l'indirizzo sul navigatore, senza successo.
Dialoghi surreali
"Scusa, ma sai dov'è questo posto?"
"Ma wtf! No! Sei tu il tassista, mica io!"
"..."
"... Ok, ti leggo le indicazioni di google maps"
"Ok"
E si riparte.

L'ultima cosa degna di nota è l'arrivo a casa di questa ragazza: una cazzo di catapecchia nella periferia più periferia che manco le favelas.
Esce tutta la famiglia per il lieto evento (il taxi, mica il ritorno della figliola prodiga, che avete capito?), padre, madre, zia, zio, nonna, nonno, cuginetta, fratellino, sorella adolescente, altra nonna, altro nonno, uno con un non ben identificato grado di parentela - che ancora mi chiedo come ci stessero tutti in quel buco di casupola - e il padre chiede "Ma quelle tizie le conosci?" "Macchè, sono delle tipe con cui ho diviso il taxi".
Poi spariscono in casa in cerca di banconote da cambiare perchè il tassista maledetto non aveva nemmeno il resto, cazzo, e ritornano dopo 10 minuti.

Tutto finito?
Adesso possiamo andare al nostro fottuto albergo?