venerdì 27 settembre 2013

"Scommete che tu scommete?"*

Stamattina apro gli occhi e, come tutte le mattine, la prima cosa che faccio è insultare la sveglia.
Poi la spengo.
Infine stacco il cellulare dalla carica e noto che mi è arrivato un inquietante messaggio dalla CartaSì. Lo apro, pensando che sia qualche spam pubblicitario come fa a volte la 3 (a proposito, siete dei cagacazzo), e invece...

"Autorizzazione di 199.00 euro negata (CartaSì - 13/08 ore 00.59 - ****** - Gibraltar); per chiarimenti chiama il servizio clienti"

Sto ancora mezza dormendo, quindi per un secondo valuto la possibilità di aver fatto qualche acquisto notturno di cui, al momento, il mio cervello si rifiuta di prendere atto senza un caffè.
Che comunque a quell'ora avevo appena spento il pc, ma stavo giocando online e non ho fatto acquisti che io ricordi. E poi ho messo gli asterischi per "privacy" ma in realtà è indicato il nome di una società che proprio non mi dice nulla.

Ansia.

Inizio a pensare di dover bloccare la carta, chiamare il call center, controllare l'estatto conto, e "quanto-sono stupida-mannaggia-a-me-che-non-lo-guardo-mai-perchè-sono-sempre-convinta-che-vada-tutto-bene e invece porco cazzo guarda te cosa mi doveva capitare il TREDICI AGOSTO". Ma porca vacca ladra impestata.
No? Dico, non ho ragione?

Dopo un escursus di tutte le bestemmie che conosco - perchè io sono contro al bestemmiare ma quanno ce vò ce vò - arrivo in ufficio, apro la mia posta privata per cercare la registrazione al sito della carta di credito e trovo una loro comunicazione in cui mi chiedono di contattarli ad un numero di ufficio (non un call center).
Chiamo.
In 6:33 minuti di telefonata mi hanno spiegato la situazione, bloccato la carta, cancellato la registrazione al loro sito e inviato i moduli per il rimborso delle cifre sottratte; in più hanno avviato la procedura per la nuova carta, che arriverà tra circa una settimana.
E' una bella rottura di cazzo ma sono fortunata che la cosa sia stata gestita con una professionalità eccelsa e, se non altro, mi consolo pensando che almeno non ero in vacanza mentre succedeva tutto ciò.
Sigh.

In tutto questo, però, c'è una cosa che mi frulla in testa.
Ma con tutto quello che potevano fare con la mia carta di credito, perchè andare a spendere 200€ su un sito di scommesse??! Che vita di merda fate, ragazzi? Cioè, peggio di me che ho dovuto spiegare all'addetta della carta di credito che sì, il pagamento alla società "Blizzard" l'avevo davvero autorizzato io.
Almeno quando hanno clonato la carta al mio capo si erano comprati un biglietto aereo per la Tunisia. Ehccheccazzo. Non sarebbe stato giustificabile, ma se si fossero pagati una vacanza l'avrei quasi capito.
Invece no.
Un sito di scommesse.
Boh.
Io non vi capisco.

* Mr Shake Hands Man (il Signor Scuotimani, in quel programma dove ti facevano scommettere per quanto tempo riusciva a stringere la mano ad una celebrità, ma forse solo io guardo queste trashate)

martedì 24 settembre 2013

Quando dire "per sempre" è un macigno sul cuore

La gente dice "Voglio stare con te per sempre".
Noi no.
Noi ci diciamo "Voglio stare con te più a lungo possibile".
Ed è brutto. Mi fa male al cuore ogni volta che lo sento.
E' come se il sottinteso fosse "Mah, non so se andrà a finire bene. Non sono convinto nemmeno io".
Però ci proviamo, a stare bene.

La verità è che misuriamo le relazioni in base anche agli esempi che abbiamo accanto.
E non sono molto rassicuranti.
Coppie che si dicevano "per sempre", che sicuramente ci credevano, o magari anche no, e adesso sembrano l'eco di un amore ormai spento; sulla bocca muore il fantasma dei "ti amo" sussurrati.

Mia madre ha sposato mio padre credendoci davvero. Per lui ha rinunciato all'università e si è accontentata del primo lavoro che ha trovato pur di mettere da parte i soldi per andare a vivere insieme.
Mio padre non è un marito perfetto, anzi; non è un padre modello, anzi; è un uomo che corre sempre dalla madre appena c'è qualcosa che non va. Forse una volta si amavano, da giovani si saranno fatti promesse, si immaginavano il "per sempre felici e contenti".
E poi li vedo la domenica pomeriggio, lei a dormire in stanza, lui a guardare la Formula 1 in cucina.

Il mio capo e sua moglie hanno 3 figli, una bella casa, e si conoscono da quando erano giovani. Probabilmente erano felici quando si sono sposati, sull'onda di un iniziale entusiasmo che probabilmente con il tempo si è spento. Anche lui, guardandola negli occhi, le diceva "ti amerò per sempre" e lei ci credeva, si scioglieva sotto quello sguardo.
Oggi lui esce con l'amante sotto gli occhi dell'intero studio e lei, per ripicca, si è fatta intestare una considerevole quota di partecipazioni nella società.

E poi i genitori di lui. Il peggio.
Suo padre se ne andò di casa quando lui aveva 16 anni perchè aveva un'altra donna. Tipo doppia vita. Un po' di qui, un po' di lì, ed era anche stato bravo a tenerlo segreto finchè evidentemente qualcosa è scoppiato. C'erano cocci ovunque, e tagliavano come lame.
Pure loro si dicevano "per sempre", hanno fatto due figli e costruito ed arredato insieme una casa, riempita di ricordi, di fotografie, di sorrisi. All'improvviso non c'era più nulla.
Solo l'ombra di un per sempre a perseguitare quelli che, in quella casa, ci sono rimasti.

Noi non sappiamo dire "per sempre".
E fa incredibilmente male.

venerdì 6 settembre 2013

La vita sociale di quelli che vanno al mare ad agosto

Ok.
Avete considerevolmente scassato i coglioni.

Cioè.
Gente che va in vacanza e passa la metà del tempo a postare sui social network in diretta foto mentre sono sdraiati sul telo, con i piedi a mollo, con il panorama, con i pancake della colazione, con la bistecca della cena, con la birra ghiacciata sotto il sole (spero che vi venga il cagotto, minchioni!), con l'occhiale a specchio da persona troppo cool, con il cappello di paglia che è fashion.
L'apice credo l'abbiano raggiunto due zoccole che purtroppo annovero tra i miei contatti facebook: video della vista dalla loro camera con tanto di "comparsata" in cui augurano al gentile pubblico una buona giornata.
Complimenti. Il mongolino d'oro ve lo siete proprio meritato.

Ma invece di fare queste merdate perchè non ve ne andate in spiaggia a rimorchiare?
Mah. Che vite sprecate.

Sì, comunque la mia è solo invidia.
Perchè ho passato tutto agosto in studio a lavorare, sostituendo gli avvocati che mandavano i loro ordini via mail con l'iPad da una sdraio in qualche posto sperduto della Grecia o delle Mauritius dove pagano 800€ a notte. (questa frase leggetela tutta d'un fiato, non c'è manco una virgola)
Una roba così.

Detto questo, vi saluto.
Finalmente è il mio turno!
Sarò in ferie per due settimane, con prossima partenza verso la Tunisia, decisa al volo solo una settimana fa. Certo che ve lo devo proprio raccontare il calvario che ha portato infine a questa partenza.

Non vedo l'ora di mostrarvi le MIE foto del mare.
Ah-ah.

martedì 3 settembre 2013

"Per il 'Paolo Pini' la prima a destra, poi chieda"

"Insomma, è andata che non si è staccato un attimo dal cellulare"
"Che poi, alla fine, non sono più riuscita a stare zitta ed ho dovuto dirlo"
"Tutto il tempo, capisci?"
"Sono esplosa, ho anche alzato la voce"
"Poi ogni tanto lo appoggiava sul tavolo, ma sempre con lo schermo voltato"
"Gli ho detto che è una stronza e che mi sta sul cazzo"
"Hanno provato a farglielo notare anche le altre, ma niente"
"Forse ho esagerato... Ma almeno adesso lo sa"
"Il bello è che quando gli ho chiesto a chi stesse scrivendo, sai che mi ha risposto?"
"Comunque alla fine non ha potuto far altro che darmi ragione"
"Mi ha detto che 'stava solo controllando internet'. Sì, come no!"
"Pure perchè io ho ragione, e lui lo sa perfettamente ma non voleva ammetterlo"
"Io l'ho visto chiaramente che aveva whatsapp aperto"
"Probabilmente perchè non vuole ammettere che è stato fregato alla grande"
"Peccato non essere riuscita a capire a chi stesse scrivendo..."
"Io però, fossi in te, alla fine gliel'avrei chiesto con chi cazzo stava messaggiando"
"Eh, hai ragione. Ma poi, guarda caso, non l'ha più fatto."
"Comunque, ha detto che entro la fine dell'anno sistemerà tutto"
"Ottimo, ha già aspettato fin troppo"
"Già. Oh, ecco il nostro sbagliato"

E ci capiamo alla perfezione.
Sempre.