venerdì 28 dicembre 2012

Vive la France

Voi lo sapete che odio i francesi.
Bè, li odio.

Ieri sera mi sono trascinata a casa della mia amica A, alle 22, con addosso un'orribile tuta, e mi sono raggomitolata sotto la sua coperta di lana nel suo letto.
Abbiamo parlato.
Di uomini, ovviamente.

C'è che forse il tizio americano che ha conosciuto quest'estate mentre era in viaggio con i suoi sarà in Francia per una conferenza alla fine di gennaio. Lei, che è quanto di più lontano dai colpi di testa che io conosca, vorrebbe andare ad incontrarlo.
"Ma che cosa dico ai miei?"
"Digli che ci facciamo un fine settimana a Parigi io e te"
"Eh, già, e me ne vengo via così? Poi mi devi accompagnare in aeroporto come minimo"
"Altrimenti digli che andiamo in montagna a sciare"
"Giuuuuusto, grandissima!"
"Cazzo, sono un genio"
"Solo che io non sono mai stata in Francia! Oddio, spero che la conferenza non sia in un posto sperduto..."
"Vabè, so che te la caverai benissimo da sola"
"Non so, sarò agitatissima"
"Io ti accompagnerei ma poi che faccio tutto il tempo mentre tu stai con lui?"
"Eh, guarda, sapevo che avresti voluto accompagnarmi ma... come si fa?"
"Uhm..."
"E se..."
"Già, e se... invitassi anche Coshuk?"
"Bè, allora vive la France!"

E niente, credo che a fine gennaio andremo a Parigi.

lunedì 24 dicembre 2012

Black Friday

I miei venerdì sono sempre molto casalinghi.
Ho impegni ed uscite quasi tutte le sere in settimana, senza contare i sabati e le domeniche, quindi mi prendo almeno il venerdì per stare un po' a casa a rilassarmi (o almeno a provarci) mentre il resto del mondo si risveglia dal torpore e fa serate alcoliche.
Questo, tendenzialmente, per tre motivi che reputo molto buoni:
- sabato mattina vado in palestra, quindi vorrei evitare di tornare a casa stonata alle 4 di notte;
- la mia amica A esce con il padre a cena;
- Coshuk lavora fino alle 2 di notte.
In sostanza non ho valide alternative, ma va benissimo così.

Il venerdì antecedente la mia partenza per Amsterdam ero in ferie.
Certo, io intelligentemente non chiedo ferie il giorno dopo essere rientrata da un viaggio devastante, ma chiedo il giorno prima di partire.
Seems legit.

Comunque ne ho approfittato per fare qualche giro e cercare regali di Natale. Ovvero: dovevo farmi almeno venire delle idee su cosa comprare.

E' finita che, come da un po' di tempo a questa parte, me ne sono tornata a casa carica di libri da leggere che poi sistematicamente impilo sul comodino fino a data da destinarsi perchè ultimamente ho poco tempo per leggere e se prendo in mano un libro prima di andare a letto finisce che mi ci addormento sopra.
Sono pessima, lo so.
E poi ho una lista di regali che mi piacerebbe farmi da sola per Natale.
Una lunga e costosa lista.
Su cui piango tutte le notti perchè mi rode spendere tutti quei soldi per cose meramente materiali e futili.

Tutto ciò, inoltre, mi ricorda che devo comprare il vestito per il matrimonio di Cicì per cui - ne sono sicura - non spenderò meno di 500€.

Mi viene male solo a pensarci.
Meno male che il Natale mi mette di buonumore, va.

venerdì 21 dicembre 2012

IURPA un nome un perchè vol.3

Qualche perla della nostra centralinista preferita (?).

L'altro giorno suona l'interno di MFR, il quale si trovava proprio di fronte a me e mi chiede di prendere la telefonata.
IURPA: "Eeeeh... non c'è lui?"
Io: "E' qui da me, hai in linea qualcuno che vuole parlare con lui?"
IURPA: "Eh. Io."
Io: "Ah... uhm... ok, te lo passo"
E passo la cornetta a MFR, dicendogli che "la russa" voleva parlare con lui.
Ci scambiamo uno sguardo perplesso, poi risponde al telefono e, dopo una pausa, lo sento dire "Sì, va bene, me lo passi".
No. Bè.
Meno male che era lei a volergli parlare.

Poco fa, mi telefona
IURPA: "Senti ma l'avv. Romano De Roma where is?"
Io: "Sta uscendo, hai bisogno?"
IURPA: "Sì, ho il dottor Sticazzi e l'avvocato Sarcazzo che lo cercano"
Io: "Resta in linea un secondo che lo bracco"
Vado. Torno.
Io: "Eccomi, allora digli di chiamarlo al cellulare che sta andando fuori sede per un appuntamento"
...
Io: "Russa? Russa ci sei?"
...
Boh. Pare che abbia abbandonato la cornetta sul tavolo e si stia facendo i fatti suoi.
Metto giù e richiamo. Mi risponde l'altra ragazza, che per fortuna è normale.
Io: "Ciao, senti, l'avv Romano De Roma sta uscendo per un appuntamento, ha detto di farlo chiamare sul cellulare dal dottor Sticazzi e dall'avvocato Sarcazzo, ok?"
Centr.: "Ma guarda che l'avvocato Sarcazzo è a Torino"
Io: "Eh, boh, la russa mi ha detto che ha cercato Romano De Roma, non so"
Ed in sottofondo sento la IURPA che dice, tutta stizzita "Ma gliel'ho già detto io che l'hanno cercatooohh!".

Ma sei scema?
Sssh. Lasciate stare. La risposta è: sì.

mercoledì 19 dicembre 2012

Di rosso le dipingiam~

Di rosso le dipingiam
di rosso le pitturiam
Ma signor Tre
vorrei saper
se un buon motivo c'è

Ci sono stati due giorni in ufficio in cui sia io che la mia collega, nonchè dirimpettaia di scrivania, eravamo incazzate come un Muciaccia a cui vengono tolte le forbici dalla punta arrotondata.
Roba che entrava chiunque in stanza a chiederci qualcosa e, appena usciva, lo caricavamo di insulti anche solo se era entrato con il piede sinistro prima del destro. Per dire.

E' facile indovinare che trattavasi di problemi con il sesso opposto.
Al di là dei motivi per cui gli uomini ci hanno fatte incazzare (che siano legittimi o meno), poi sanno farsi perdonare.
Lui mi telefona e mi chiede scusa, si cosparge il capo di cenere. Ne parliamo, accetta le mie critiche e concorda con me sul fatto che certe cose sia meglio metterle in chiaro subito per evitare di creare precedenti.
Due ore di telefonata, di cui un abbondante quarto d'ora da me dedicato alla sottile pratica di tenere il broncio, mi sono parsi sufficienti per poter considerare archiviata la faccenda.
Pace fatta. Stavolta è una win-win situation.

Poi siamo usciti la sera successiva. La canonica uscita infrasettimanale che ci concediamo per spezzare la routine di un'estenuante settimana lavorativa sempre variegatamente ricca di spunti per mandare a cagare capi e/o colleghi.
E' sceso dalla macchina e, prima ancora di dirmi "ciao" mi ha detto "scusa". Ancora.
E sul sedile del passeggero ho trovato tre rose legate insieme. Sono rimasta senza parole.
Tra l'altro chi mi conosce sa quanto è difficile che io non abbia nulla da dire.

Credo stia cercando di farmi sviluppare un riflesso di Pavlov per cui, ogni volta che vedo delle rose, sento l'impulso di perdonarlo. Anche se non ha fatto nulla.
Maledetto!


lunedì 17 dicembre 2012

La palestra #2 (sempre la morte mia)

E' lunedì e il che significa una sola cosa: lezione di pilates.
Ormai la mia vità è scandita dai corsi in palestra, i giorni della settimana hanno nuovi appellativi per me; tipo che al posto di dire "Ah, domani è lunedì" mi trovo a dire "Domani pilates eh", e conseguentemente martedì è "steppish", mercoledì è "il maniac" aka GAG, giovedì è il "giorno in cui potrei spararmi un'altra lezione di pilates ma-anche-no-sto-a-casa-e-riposo", venerdì è stato ribattezzato "TGIF" oppure "serata videoludica", sabato è il "maniac bis" e domenica significa Coshuk da un po' di tempo a questa parte.

C'è che il giorno di steppish dovevo uscire con Coshuk dopo cena. Nei giorni di palestra il concetto di dopo cena assume un'accezione diversa in quanto io notoriamente non ceno. Non ne ho il tempo.
Così arrivo precisa per la lezione e sgombro il campo giusto prima che inizi la parte braccia e addominali, mannaggia a me. Però devo andare o faccio tardi.
Siccome la mia amica A l'ho vista solo venerdì, sabato, domenica e lunedì, mi sembra giusto intrattenermi cinque minuti a scambiarci convenevoli prima di correre a farmi una doccia e rendermi presentabile per la serata. Dopo aver disturbato la lezione con il nostro fastidioso chiacchiericcio di sottofondo, la mia amica decide che "Oh, ma chissene, vengo a fare la doccia anche io".

Sono lì che la guardo sfilarsi la chiave dell'armadietto dalla tasca quando, come nei film di serie B, vedo al rallentatore la scena in cui la chiave cade per terra e scivola sotto gli armadietti.
"Oh, shit!", esclamo.
Lei ride.
"No, no, non hai capito: oh, shit!", insisto.
Ci guardiamo per un lungo, lunghissimo istante e poi scoppiamo a ridere.
Due secondi dopo siamo entrambe inginocchiate per terra che infiliamo una gruccia sotto gli armadietti per cercare di recuperare la chiave.

Dieci minuti e sette calendari in fiamme dopo risorgiamo trionfanti e apriamo l'armadietto.
Giusto perchè non avevo fretta, eh.

venerdì 14 dicembre 2012

Un applauso perchè sono una persona matura

A volte ho dei momenti di autocelebrazione.
Non capitano spesso, anzi, quasi mai; quando accadono però sono potentissimi.
Quindi adesso mettetevi comodi ed ascoltatemi mentre mi lusingo un po'.

Dunque è successo che sabato sera sono stata con Coshuk al concerto di Cristina d'Avena feat. Gem Boy.
Sìsì, è stato bellissimo e bla bla ma non sono qui a parlare di quello.
Dopo il concerto abbiamo raggiunto i suoi amici, chè voleva presentarmeli da un po', in un pub che frequentano abitualmente.
Dopo le presentazioni di rito mi ritrovo da sola, dato che lui ed il suo migliore amico avevano urgentemente bisogno di nicotina. Allora mi sposto più vicino agli altri e inizio a conversare con un altro tizio come se fossimo amici da una vita. Così, a caso.
La tizia di fronte a me, una ragazzina scialba e fastidiosa che a vederla le avrei dato 16 anni massimo, mi apostrofa con un tono un po' da maestrina
"Maaaaaa fammi capire: questo significa che ti vedremo spesso con noi?"
"Ah, boh, mi cogli alla sprovvista con questa domanda ma comunque non credo. Ho il mio giro"
"No perchè io non ti avevo mai vista"
"Eh, tesoro, nemmeno io. Quindi?"
"Niente, allora benvenuta nella compagnia"
"Uhm. Grazie. Credo"

Cioè, scusa?
Dal nulla, eh. Così.
Gli altri si sono fatti delle ghignate sotto i baffi alle mie risposte.
Intanto da fuori Coshuk e l'amico continuano a fissarmi come due leoni a dieta fisserebbero un maialino con la mela in bocca. Non è che mi sentissi molto a mio agio. Ancora di meno dopo aver ordinato uno sbagliato ed una birra (contemporaneamente!) e sentirsi addosso gli sguardi di ammirazione degli uomini lì presenti.
Sì ma io sono un'alcolizzata, non faccio testo.

Mi alzo per andare in bagno e vengo raggiunta dalla Tizia Fastidiosa (perdonatemi, non riesco a trovarle un soprannome che le si addica di più di questo) che mi richiama all'ordine proprio nel momento in cui mi sto liberando.
Mmmmmmmmmmma. Che. Minghia. Vuoi?
"Sssssì?". Respiro. Mi ricompongo. Riassumo la mia dignità e dopodichè apro la porta ed esco nell'antibagno per sentire che cavolo ha da dirmi questa ragazzetta che conosco da 10 minuti.
Long story short: voleva dirmi - solo per correttezza nei miei confronti, sia ben chiaro, mica per mettere zizzania - che ormai un anno fa aveva avuto un affaire con Coshuk.
Io, che ovviamente lo sapevo già, ho fatto buon viso a cattivo gioco. La ragazzetta non è assolutamente una minaccia: è, suo malgrado, una personcina poco matura e davvero molto insipida che ha uno strano concetto del rapporto di coppia (o sono io quella strana, devo ancora valutare bene).
E niente, sono lì nel bagno di un pub con "la ex", a ragionare dei massimi sistemi delle relazioni con l'altro sesso. Le ho snocciolato qualche consiglio appreso con anni di esperienze andate poi a finire molto male; il tutto riassumibile in un molto semplice e facile da ricordare: non sacrificare mai nulla per un uomo, non ne vale la pena.
E' semplice, no?

EPILOGO:
Il giorno dopo ho trovato la sua richiesta di amicizia su Facebook. Nulla mi è mai sembrato più ipocrita di quel numero 1 accanto al mio contatore di richieste ancora inevase.
Nel pomeriggio mi ha scritto per dirmi che Coshuk, in fondo, è un bravo ragazzo e che lei è contenta che stia con me.
Però ci teneva a specificarmi che lei lo ama ancora.
Le ho risposto che non mi farò vedere quando escono in compagnia. Sai, just in case.

Non vi sto a dire le risate che mi sono fatta con le mie amiche.

mercoledì 12 dicembre 2012

Fantasia!

No, non il film della Disney.

Uomini (o presunti tali), questa ve la dedico.
Cazzo, metteteci un po' di fantasia.
Non dico sempre, eh, perchè da persone che quando si svegliano al mattino resettano completamente la giornata precedente non mi aspetto niente. Ma almeno quando venite lasciati.

Che dopo anni di relazione - ma che dico anni? mesi! - sembra quasi che noi donne diventiamo trasparenti. Esseri superflui. Stiamo qui, il soprammobile.
Poi vi rispediamo al mittente e, guarda caso, vi si risveglia il neurone. O il cazzo, a seconda di dove risiede.
E ve ne uscite TUTTI, SEMPRE con la frase "Eh, ma io stavo per chiederti di sposarmi".
Ma dove?
Ma quando?
Ma se stai al matrimonio come la Monaca di Monza stava all'astinenza sessuale!
Perchè non fate fagotto dell'ultimo briciolo di amor proprio che vi rimane e ve ne tornate su per l'antro anale di qualche scimmia beota? No. Voi dovete fare le vittime.
Com'è che dobbiamo arrivare al punto di lasciarvi per farci apprezzare? Vi sembra normale?

Se non si fosse capito sono parecchio incazzata.
Con i miei ex che se ne escono con queste grandiose pantomime. Che se mi avessero dimostrato al momento giusto anche solo metà dell'attaccamento che manifestano quando gli do il benservito, a quest'ora non sarei nemmeno qui a scriverne.
E con Coshuk, che a volte sa essere proprio un gran coglione.
A me fa molto piacere che mi mandi sms che, testualmente, recitano "Sentiamoci stasera su skype o per telefono, l'importante per me è che ci sentiamo". E' il massimo dei complimenti che posso aspettarmi da lui e quando capita mi sento al settimo cielo.
Certo che se però poi si mette a fare altro mentre gli parlo allora non andiamo molto bene, eh.
Incasso una, due, tre volte, ed alla quarta saluto e me ne vado.

Secondo voi si è accorto del muso lungo che sto piantando da ieri sera? Ma va.
Sarebbe già tanto se riuscisse a trovarsi il culo con le mani.

Da qui a chiedermi di sposarlo in preda ad una crisi di pianto, il passo è breve.
Molto breve.

lunedì 10 dicembre 2012

When you're alone and life's making you lonely you can always go downtown

Sono uscita dallo studio che da poco erano passate le 19. Per la precisione, il timbratore all'ingresso segnava le 19.02, ciò significa che mi ero trattenuta ben 56 minuti oltre il mio orario lavorativo.
Volevo restare ad oltranza, mi sarei incatenata alla scrivania dalla voglia che avevo di tornare a casa; parlavo di Wagner con MFR, di quanto amiamo la sua musica.

Ma avevo dato appuntamento alla mia amica A per un aperitivo, visto che probabilmente poi non ci vedremo fino a lunedì. Che detto così ci fa sembrare alla stregua di due fidanzatini.
E probabilmente lo siamo.

Chi non è di Milano non ha idea di quanto sia triste in questo periodo uscire in strada quando cala il sole. C'è sempre quell'aria un po' malinconica, la gente con i sacchetti degli acquisti che passeggia facendoli dondolare lievemente appesi al braccio, la gente che si tiene le borse strette al corpo e cammina a passo svelto, quel sentore di Natale che ancora sembra troppo lontano ma in realtà è più vicino di quanto pensiamo. Solo che non ci sono ancora le decorazioni. E non avete idea di quanto mi stringe il cuore vedere Corso Buenos Aires addobbato.
Ma questa è un'altra storia.

Alle 21:00 sono seduta in un locale con il mio cocktail di fronte. I dieci minuti più divertenti della mia giornata li ho passati in macchina con la mia amica A e la Love Guru a disegnare falli enormi sui finestrini appannati dell'auto della prima. Falli enormi, eh. Con lo scroto piccolo e con lo scroto gigante. Talmente lunghi che ad uno ho pure dovuto mettere un asterisco e proseguire sul vetro di fianco.
Poi arriva il momento dei nostri brindisi personali, perchè ogni volta che ci troviamo ad un tavolo con un bicchiere in mano ognuna di noi deve recitare il suo personale brindisi. Due giri, due brindisi: io brindavo a novembre, che è un mese brutto fatto di cose tristi ma ho belle persone attorno; ed ho brindato a FAJ per il quale sono "Cara Mika" mentre la sua segretaria è solo "Jey". Mi ha messo di buonumore.
Paradossalmente le cose che mi fanno stare meglio sono quelle che sminuiscono il prossimo.
Devo essere davvero una persona orribile.

Comunque sono lì che sdilinquisco tutta la mia tristezza, chè ogni tanto anche noi facciamo qualche discorso serio, quando qualcuno si avvicina e si piazza accanto a me in piedi. Ho già il "cazzovuoi" sulla punta della lingua mentre faccio per girarmi e guardarlo in faccia, ma mi muore sulle labbra quando mi accorgo che è Coshuk.
E' Coshuk, cazzo.
Sta lì, in piedi di fronte a me e mi guarda con la faccia che dice chiaramente "Sono venuto qui per te" ma non ostentandolo. E' come se fosse la cosa più naturale del mondo, per lui, essere lì. Per me.
La mia amica A ha una mascella che le arriva a terra dallo stupore, poi sorride e lo invita a sedersi con noi.
Love Guru mi guarda e dice "Ma chi cazzo è?" e abbiamo già rotto il ghiaccio: io rido e rispondo "Guru, è il mio fidanzato".

Che non è più "la persona con cui esco", "un mio amico", "Coshuk", "quello". E' il mio fidanzato. Ed anche questa finalmente sembra la cosa più naturale del mondo.

La serata finisce con la mia amica A che mi ordina di farmi riaccompagnare a casa da Coshuk e la Love Guru che mi sussurra "Ti prego, digli che non sono sempre così!". No, tu SEI sempre così ed è questo il bello. Mentre ci palpiamo le tette vicendevolmente, tastando la qualità dei rispettivi reggiseni e tessendone le lodi quando notiamo che quello di amica A le fa due tette dure come il marmo.

Dopo questo non ha neanche senso chiedersi come mai i due baristi abbiano voluto offrirci uno shot di vodka.

"Senti, posso disegnarti un altro cazzo sul finestrino? L'ultimo, dai"
"Eh, vabè, vai a disegnare un altro cazzo sulla Scopomobile, stronza!"

venerdì 7 dicembre 2012

Ma. Anche. Basta.

Ormai sono la calamita per qualsiasi tipo di mentecatto ci sia nel raggio di qualche chilometro.
Approssimativamente.

Un posto dove sono stata qualche volta con la mia amica A ed i nostri rispettivi ex.
E' stato strano tornarci accompagnata da lei e da LoveGuru.

Dopo essere state sbattute fuori dal locale alla chiusura, abbiamo cazzeggiato un po' rischiando di farci prendere a secchiate dai residenti, poi all'alba delle 3.30 ci siamo avviate alla macchina per tornare a casa.
In quel frangente un ragazzo in Audi si ferma in mezzo alla strada, abbassa il finestrino e ci saluta.
Io, che sono una persona educata, rispondo al saluto con assoluta tranquillità; LoveGuru mi guarda malissimo, mi afferra per un braccio e comincia a sussurrare in una litania infinita "Notipregoandiamocenevia"; la mia amica A, che è anche la persona con più aplombe che io conosca, continua la marcia verso la macchina e, raggiuntala, si aggrappa alla portiera e attende con visibile irritazione che io apra la macchina.
No, hai capito male, ciccia.
Se io sto qui a parlare con il mentecatto state pur certe che mi farete compagnia.

L'idiota, truccato come uno dei Kiss (e per questo si è guadagnato qualche punto stima), intavola un'interessantissima conversazione riguardo al mega-party a cui è appena stato. Dopodichè insiste per sapere il mio nome in modo da potermi aggiungere su facebook.
Io, che sono notoriamente stupida quando si tratta di queste cose, penso "Bè, tanto è ubriaco e pure poco brillante, gli lascio il mio nome che è difficile così sicuramente domattina se l'è già scordato".

Ecco.
Inutile dire che non solo mi ha aggiunta su facebook, ma mi sta anche scrivendo in chat da mezz'ora chiedendomi insistentemente il numero di cellulare "così dopo mi chiama".
Tu hai capito male.

Come se non bastasse, siccome sono sadica, ho raccontato a Coshuk il mio emozionante sabato sera con dovizia di particolari. La soddisfazione è arrivata sotto forma di questa sua risposta "Io, comunque, sono un po' geloso".
Oh, allora forse ci tiene!
This.
Made.
My.
Day.

mercoledì 5 dicembre 2012

La palestra #1 (aka la morte mia)

Io sono una fissata.
Fissata e anche un po' masochista, a dire il vero.
Sì perchè "la palestra" è il luogo in cui mi sento più a disagio in assoluto. C'è di buono che grazie all'assidua frequentazione, non ci sono situazioni sociali in cui mi sento più fuori luogo.
Semplicemente perchè nulla mi fa sentire più inappropriata della palestra.

Quando ho iniziato ad andarci due anni fa, prima che divenisse un'ossessione, ero di quelle che con la tuta ancora sudata ed appiccicaticcia si infilava il cappottino e tornava a casa a farsi la doccia nell'intimità del proprio bagno.
E insomma niente crea aggregazione come fare la doccia in palestra accanto a donne sconosciute. Nude. A cui viene spontaneo guardare tette e culi e confrontarli mentalmente con i propri cosciotti e misurarsi vicendevolmente il livello di cellulite.

Ieri sera rientravo in spogliatoio dopo una sessione particolarmente rilassante di pilates e mi è caduto l'occhio su un libro appoggiato sulla panca: "La verità è che non gli piaci abbastanza". Mollato lì in bella vista da una sciaquetta che non prova nessuna vergogna a farsi vedere in pubblico con un libricino del genere. E vabè.
Naturalmente la mia ipocrisia è tale che nella mia testa guardavo con disapprovazione ma la mia parte senziente ha intrattenuto una conversazione di 10 minuti con la suddetta a colpi di "Ah, bello, è da leggere allora!".

Boh, sono strana.
E poi, a dire il vero, io ODIO socializzare in palestra!
Eccheccazzo.

lunedì 3 dicembre 2012

E' grosso e non ci entra

Il fine settimana del 3 e 4 novembre sarei dovuta essere a Lucca. Eh, vabè, c'est la vie.

Ho comunque avuto un fine settimana assurdo, che ormai sembra essere la norma.
Venerdì sera a casa della mia amica A ci eravamo divise i compiti: io portavo il gelato, lei e Love Guru si sarebbero occupate degli alcolici. E' finita che ci siamo allungate del tè al limone con la vodka perchè era l'unica cosa di cui disponevamo.
A me la vodka fa venire sonno, comunque.

Sabato mattina, per qualche strepitoso miracolo, riusciamo ad essere fuori di casa poco dopo mezzogiorno per essere in Corso Sempione verso le 13. Ce l'abbiamo fatta non so come, tra l'altro sbagliando strada almeno tre volte perchè pare essere prassi anche questo. Tra la sveglia e la partenza c'è stato pure un momento in cui abbiamo ballato Gangnam Style in pigiama saltando sul letto.
No, così, per dire.

Alle 20:30 ero in un locale con uno sbagliato in mano. E giuro - giuro! - che non so come siamo arrivati a guardare le foto di enormi peni sul cellulare della Love Guru. Non sono nemmeno sicura di aver ben capito il motivo per cui lei possiede tali foto.
Meglio non fare domande di cui non si vuole conoscere la risposta.
A casa dell'amica A ci siamo bevute una bottiglia di vino rosso, e conseguentemente ci era sembrata una grandissima idea girare in macchina per i paesi alle 2 di notte con i finestrini abbassati cantando "I want you bad" degli Offspring.
Devo dire che tutt'ora mi pare un'idea divertentissima.

Domenica è stato il giorno migliore.
Nonostante abbia provato a convincere la mia amica a disertare brutalmente il corso, non ce l'ho fatta. Morale: ci siamo presentate in ritardo di 40 minuti, senza il materiale che ci era stato chiesto di portare ed abbiamo dovuto scroccare agli altri gruppi delle riviste da cui abbiamo strappato le pagine per completare il nostro progetto. Alle 15 morivo dalla voglia di un caffè, quindi abbiamo approfittato della confusione generale per sgattaiolare fuori a cercare un posto che ci desse del cibo e della caffeina.
Abbiamo trovato un fantastico bar in cui sul menu era indicata la dicitura "H2O" per dire "acqua" e abbiamo intrattenuto una conversazione di dieci minuti con il cameriere perchè ci sembrava fighissimo scriverlo così, solo che la gente di solito non lo capisce e spiegarlo sembra addirittura ridicolo.
Oh, bè.
Gli avventori del locale erano strani. Due tizi si sono scambiati una mazzetta di soldi con banconote da 100€ e poi sono usciti separatamente. Non so, mi sono sembrati due spacciatori lì per lì.
Dopo un'ora e mezza ci siamo guardate in faccia, abbiamo raccolto le nostre cose e senza dirci una parola ce ne siamo tornate direttamente alla macchina e via a casa.
Fanculo il corso.

Ci siamo guardate un film a letto, sotto le coperte, mangiando patatine.
Ad un certo punto ho sentito un rumore strano e credevo fosse entrato qualcuno, così ho afferrato la bottiglia di tè (che era ancora mezza piena) e con passo stealth sono scesa per le scale brandendo la bottiglia, per poi accorgermi che in realtà il gatto aveva fatto ribaltare la borsa appoggiata sul tavolo. Niente stupratori.
Che poi tra l'altro ero pure in mutande, quindi sarebbe stato un chiaro invito per lo stupratore di turno.


PS: Vi chiedete che cosa c'entra il titolo del post? Mah, non so, tra i cazzi giganti della Love Guru e questo film che abbiamo visto domenica, fate un po' voi.