venerdì 27 giugno 2014

The best journey always takes us home

Continuo a comprare roba.
Roba poco utile, si intende.


Sono uscita un giorno in pausa pranzo per comprare "una gonna" da Mango e, non avendola trovata, mi sono rifugiata da Sephora e ne sono uscita con 80€ di cosmetici di Giorgio Armani.
Eh, d'altronde era Armani!


Vado a fare una commissione per lo studio e torno indietro con un paio di sandali ds 120€.
Oh, comodissimi, eh!

Scopro un nuovo sito di vestiti online e ci spendo 50€ in scioltezza.
Vestiti vintage carinissimi!

Apre su un altro sito la campagna di vendita di accessori per la casa e compro un paio di cazzate per la cucina (che effettivamente mi servivano)... ed un quadro.
Cioè, per carità, bellissimo e volevo iniziare a decorare casa, ma Coshuk non è stato entusiasta.
La sua risposta è stata "Bè, almeno non sono vestiti" e ancora non sa dell'ordine di 50€ sul sito vintage.
Cazzo.

Poi penso al casino con la compagnia assicurativa, al fatto che forse ci smenerò 4000+€, al fatto che non andrò in vacanza perchè non abbiamo abbastanza da parte e mi chiedo se forse io non abbia fatto il passo più lungo della gamba.

Merda.
Tra una settimana iniziano i saldi e sarò a Serravalle in prima linea.
Oh, cazzo. Cazzo.
Toglietemi le carte di credito, vi prego!

martedì 3 giugno 2014

Riassunto del riassunto dei miei pensieri degli ultimi giorni

Io e mio padre abbiamo sempre avuto un rapporto complicato.
O meglio, abbiamo un rapporto complicato da quando ho compiuto 18 anni. Prima, un rapporto, proprio non l'avevamo.
Quando secondo la legge diventai maggiorenne, si rese improvvisamente conto di avere una figlia e di volersi prendere le sue responsabilità di padre: peccato che io fossi nel pieno del rifiuto adolescenziale e di un padre che iniziasse a dettare regole quando nei precedenti anni non c'era mai stato non sentivo proprio il bisogno.

L'ho rifiutato e contestato per anni. Mi sono ripetuta che ormai era troppo tardi per cercare di entrare a forza nella mia vita, che di un padre non avevo più bisogno e che mia madre aveva fatto un buon lavoro a crescermi anche senza il suo aiuto.
Poi sono andata via di casa e, con la lontananza e con il tempo, sono riuscita se non proprio a perdonarlo almeno a lenire un po' il rancore che provavo per lui. Non si merita giustificazioni perchè ha fatto del male sia a me che a mia madre, ma sono riuscita a trovare qualche attenuante, qualcosa a cui aggrapparmi per non pensare male di lui.

Poi succede che, nel mezzo di questo equilibrio ritrovato, lo accompagni a fare un intervento della durata di 45 minuti. E dopo un'ora e mezza ancora non l'hanno riportato in stanza.
E sale l'angoscia, quella voglia di pianto che cerchi di strozzare perchè non te la aspetti, è un sentimento che ti confonde: fino a ieri non lo sopportavo ed oggi sono qui in pena?
Quando le cose precipitano e non vanno come ti saresti aspettato scopri dentro di te cose incredibili. Che non è la forza che non credevo di possedere, ma l'affetto.

Perchè ci ho pensato e se mi piacciono i Queen ed i Pink Floyd è merito di mio padre che li ascoltava quando ero piccola; se mi sono avvicinata ai videogiochi ed ai film horror è stato per avere qualcosa da condividere con lui. Se oggi sono quello che sono è anche per merito suo e non ha più senso fare finta che "Sei come tuo padre" non sia per me, per certi versi, anche un complimento oltre che un grosso insulto.

Quindi sono confusa.
Sono confusa perchè non so gestire tutto questo.