giovedì 3 ottobre 2013

Marking time, waiting for death

Indugio. Indugio su un pensiero come su quel piatto di pasta che mi divorerei volentieri e che invece no. Ne mangio solo dieci di numero. Dieci pennette leggermente intinte nel sugo. Poca roba. La mia mente si posa pigramente sul pensiero del dopo, quando resterò in cucina sola a lavare i piatti. Allora potrò mangiare la pasta che avanzerà; o dei biscotti; o la fetta di torta; o quel panino morbidissimo. O tutto insieme. Indugio sul pensiero di dovermi cacciare due dita in gola subito dopo. 
E se invece morissi?

Non avete mai avuto la sensazione che vi stesse crollando il mondo addosso? Già.
Io spesso, invece, ho avuto la sensazione che qualcosa dentro di me stesse collassando, accartocciandosi infinitamente su sè stessa. E ancora, e ancora, e ancora.
Perchè quando dai il via, è quasi impossibile arrestare la distruzione.

Quel giorno ero stanca, molto stanca. Sedevo pigramente al tavolo della mia cucina veneziana e guardavo il piatto vuoto davanti a me. Ero stanca di sentirmi dire "Tu questo non lo puoi mangiare!" con quel tono arrogante di chi si sente in diritto di decidere della tua vita.
Così aspettai di essere sola, aprii il frigorifero, mi tagliai una fetta di torta e la mangiai in tre forchettate. Non riuscii nemmeno a capire se fosse buona o meno, volevo solo sentire quel familiare calore nello stomaco.
Poi arrivò il pentimento.
Quando sei abituata a trattenerti, lasciarti andare anche solo una volta scatena un turbine di sensi di colpa che si autoalimentano. Ronzano incessantemente finchè, seguendo il flusso, ti alzi, raggiungi il bagno, alzi la tavoletta del water e fissi l'abisso.
Perchè in quel momento è un abisso in cui stai per buttarti e che sai - perchè lo sai, inutile fingere - che ti risucchierà per anni.
Quindi ti cacci due dita in gola e vomiti la torta, forse il pranzo ed anche un pezzetto della tua anima, strozzandoti di singhiozzi perchè intanto pensavi alla tua mamma che non ti ha certo messa al mondo per vivere chinata sul cesso a sentirti in colpa per aver mangiato uno stupido pezzo di torta.
Già, no.

Poi ricordo la cucina semi buia delle quattro del mattino, in quel silenzio ovattato che precede l'alba a Venezia, rotto solo dallo sciabordio dell'acqua nei canali, consapevole che di lì a poco avrei iniziato un'altra giornata fatta di odio verso me stessa.
Ma in quel momento, in quella bolla di vuoto che era la mia cucina, mi sentivo di poter fare qualsiasi cosa; così aprii qualche sportello, feci incetta di quello che trovai (biscotti, scatola di cereali, caramelle, merendine, avanzi della cena) e mangiai tutto. Tutto quanto, proprio.
Con una voracità disgustosa, che se ci ripenso oggi mi sento male. Facevo proprio schifo.

Dopo ogni abbuffata, con la pancia che mi faceva male tanto era piena, potevo correre ad espletare il mio rito quotidiano. L'importante, in questa masochistica routine, era non lasciare agli altri il cibo che io non potevo mangiare. E ridevo sotto i baffi, sentendomi molto furba, mentre guardavo il mio convivente dosarmi con irritante alacrità ogni pasto che mangiavo sotto il suo occhio guardingo.

Nel segreto del bagno, però, io mi odiavo. Mi odiavo con forza.
Pesavo 53 kg.

12 commenti:

  1. Causare bulimia razionando il cibo.
    Ad una persona che non ne ha bisogni medici.
    Da ficcare di forza in un canale.

    Io penso a quante ce ne sono come te, sole, senza qualcuno come me che prima le ridesti a calci e poi vada ad elargirne a chi ne merita calci².

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    1. Ce ne sono tantissime, di ragazze come me. Quando stavo male leggevo i blog di queste persone, e si cercava di farsi forza a vicenda.

      Io comunque adesso sto mediamente bene, eh. Le ricadute ci sono, perchè è difficile guarire da soli. L'unica volta che ho provato a rivolgermi ad un centro per la cura dei disturbi dell'alimentazione mi hanno rimbalzata dicendomi che avrei dovuto prendere appuntamento, ed il primo posto libero era a mesi di distanza... seh, vabè, ciao.

      Coglione lui (sempre detto) ma ancora più cogliona io a farmi influenzare in questo modo. La cosa che mi sta più sul cazzo è che, anche dopo anni, lui è convinto di aver sempre agito solo per il mio bene.

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    2. > ...anche dopo anni, lui è convinto di aver sempre agito solo per il mio bene.

      E' il solito problema, gli stolti sono sempre strasicuri...

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  2. Credo che soffrire di queste malattie ti rompa qualcosa dentro, e se è il *prossimo* a indurti a fare queste scelte sbagliate , penso sia ancora più doloroso e brutto.

    Spero che tutte le tue ferite un giorno possano essere curate.
    Spero che i tagli, giorno dopo giorno, brucino di meno.

    ti abbraccio, perchè se io fossi stata solo un granellino più debole, oggi, porterei pure io quelle tue stesse cicatrici.

    Aloise

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    1. Grazie :)

      Alla fine sono cosciente di essere l'unica da biasimare per non essere riuscita a volermi abbastanza bene quando ce n'era più bisogno.
      Ma dagli errori si impara ed oggi sono una persona diversa, anche se comunque non so quando davvero riuscirò a superare questa cosa.

      Diciamo che per il momento ho acquisito la serenità necessaria per poterne parlare senza più vergognarmi.

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  3. 53 kg? È un peso da quasi anoressica (vista la tua altezza)!
    Comunque (non per gli stessi motivi) il gustare golosità e poi vomitarle, per compiacere il solo palato, mi hanno detto (relata refero) che era abbastanza in voga presso i romani: niente di nuovo.

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    1. E' la sesta volta che riscrivo questo commento.
      Non scherzo.
      Ed è l'unico che non contenga insulti, non so nemmeno io come sia possibile.

      Tu sei dissociato.

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    2. arrivo dopo Valeren solo per motivi di lavoro.
      Pensa che di anoressia c'è gente che muore. Ah ma quello anche ai tempi dei romani, vero

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    3. Mi sa che non ti sei reso conto, o lo hai fatto troppo tardi, del modo in cui il tuo commento poteva essere recepito.

      Sì, i Romani mangiavano e vomitavano. Diverse culture, nessuna consapevolezza dei problemi medici e psicologici che questo comportamento poteva generare. Oggi, per fortuna, è sperabile che abbiamo fatto qualche piccolo progresso in merito.

      Una mia coinquilina mangiava poco, pochissimo, quasi nulla, e si imbottiva di lassativi. Non ho mai realizzato che poteva trattarsi di anoressia finché un'altra amica me lo ha fatto notare. Purtroppo è facile sottovalutare il problema.

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    4. Ragazzi, in questi giorni mi sentivo triste e sola (for no reason) ma leggendo i vostri commenti non posso che sorridere.
      So che non è una situazione facile da comprendere per la maggior parte delle persone, infatti è il motivo principale per cui è difficile parlarne con qualcuno "all'esterno".
      Le reazioni di molti sono quelle di "razionalizzare", spesso accusandoti di non essere abbastanza forte, dando la colpa alla società, all'emulazione e quant'altro. Anche io, per quelli che dicono di cadere in depressione, mi chiedevo come fosse possibile cedere ad una spirale del genere.
      Il punto è che poi succede, qualcosa si rompe, ed è difficile da riaggiustare. Non è una cosa che si può banalmente spiegare in un commento, la disperazione.
      La disperazione.
      Il senso di colpa.

      Astro, tu sei fortunato che io, dopo anni, ho acquisito la serenità necessaria per poter mettere in piazza questo mio problema senza risentirne psicologicamente ma renditi conto che il tuo è un commento che avrebbe potuto fare danni sul serio.
      Dire che anche altre culture si comportavano così è quasi un volerlo giustificare. Tu dici "niente di nuovo" ed io non ho certo mai detto di essere stata la prima o l'unica ad avere questo problema: è una realtà che esiste da tantissimo tempo. Non ho inventato nulla di nuovo.
      E tu prova ad immaginarmi con 12 kg in meno di come mi hai vista l'ultima volta, ti assicuro che non era un bello spettacolo, quindi dire "quasi anoressia" mi fa un po' ridere perchè sembra che abbiamo paura di chiamare le cose come stanno.
      Ero bulimica e sembravo perennemente malata.
      Sembra una scemata ma ho dovuto rifarmi il guardaroba perchè mi cadevano tutti i pantaloni... aggiungevo i buchi alle cinture perchè ero talmente dimagrita che queste avevano perso la loro utilità, così com'erano.
      Del resto, sembra che tutto sia giustificabile se lo facevano anche gli antichi romani, no?

      @ Angelica: Il lassativo, sono sincera, sarebbe stato il mio prossimo passo. E, ancor più sinceramente, ti confesso che anche qualche mese fa mi era ritornata in testa l'idea. Vomitare in continuazione causa delle lacerazioni all'esofago e a lungo andare deteriora anche la valvola che lo collega allo stomaco, oltre allo stomaco stesso.

      Ultimamente mangio molto poco (salvo concedermi dei pranzi/cene degni di questo nome saltuariamente) e vado in palestra 3 o 4 volte a settimana. Lo stato mentale è rimasto lo stesso, quantomeno agisco in maniera un po' più salutare - anche se secondo Wikipedia anche questo va sotto la definizione di "bulimia", e la cosa mi sconvolge un pochino.

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    5. 1) Sì, non mi sono reso conto di come poteva essere interpretato.
      2) Non trovo divertente né giustificabile la cosa.
      3) Ecco la spiegazione:
      - 12 kg meno di quando ti ho vista erano un grave problema, intendevo dire col "quasi" che in media l'anoressia vera e propria porta a raggiungere dai 20 ai 30 kg in meno del proprio peso forma. Non volevo dire che il problema non fosse grave (perché lo era), o banalizzarlo, era solo una considerazione statistica, scevra di qualsiasi giudizio del tipo «non mi sembra il caso di drammatizzzare», perché un tale giudizio sarebbe stato molto stupido. Non intendevo dire che siccome non eri abbastanza sottopeso allora il problema non c'era: intendevo dire che avendo tu un peso decisamente basso, il vomitare per non ingrassare manifestava decisamente l'esistenza di un problema.
      - Lo so che c'è gente che muore di anoressia. I romani che lo facevano non perché si sentissero in colpa, ma solo per deliziarsi, secondo me erano degli enormi coglioni. Mentre al contrario non intendevo sminuire il problema, perché di un problema molto grave si tratta, dell'anoressia e della bulimia.
      - Non è che se in passato bruciavano le donne ritenute streghe, allora questo è giustificabile. Esattamente come non sono giustificabili le epurazioni del secolo scorso (per fare solo due esempi quella degli ebrei da parte dei nazisti e quelle avvenute in Iugoslavia) solo perché nella storia si trovano tanti esempi analoghi lungo i millenni. Il citare l'analogia storica non rende una cosa giustificabile.
      - Non penso che chi abbia disturbi alimentari sia una persona debole, e che le cause siano esclusivamente sociali o ambientali. Al contrario penso che abbia bisogno di un grosso aiuto e sostegno.

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  4. Io ho letto appena hai postato ma non ho trovato un commento adatto...
    Esiste un commento adatto? Ci provo ora..
    Leggendo sembrava che quel tempo fosse oramai lontano anni luce, e ho solo tirato un sospiro di sollievo per il fatto che ora stai bene ( per quanto io ne possa capire da foto, blog e twitter).
    Stare con qualcuno che ti fa sentire sbagliata è ingiusto e ancora di più quando si hanno conseguenze simili, ma Dio solo sa (o chi per lui) che circoli viziosi si insinuano dentro la nostra testa e non ci permettono di uscirne fuori, per cui non mi azzarderei mai a banalizzare, bisogna trovarsi nella situazione. Non so come tu ne sia (fortunatamente) uscita fuori, se hai avuto bisogno di toccare il fondo o qualcuno ti ha ripreso prima, io sono semplicemente contenta che ora tu sia sana.

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