Io e mio padre abbiamo sempre avuto un rapporto complicato.
O meglio, abbiamo un rapporto complicato da quando ho compiuto 18 anni. Prima, un rapporto, proprio non l'avevamo.
Quando secondo la legge diventai maggiorenne, si rese improvvisamente conto di avere una figlia e di volersi prendere le sue responsabilità di padre: peccato che io fossi nel pieno del rifiuto adolescenziale e di un padre che iniziasse a dettare regole quando nei precedenti anni non c'era mai stato non sentivo proprio il bisogno.
L'ho rifiutato e contestato per anni. Mi sono ripetuta che ormai era troppo tardi per cercare di entrare a forza nella mia vita, che di un padre non avevo più bisogno e che mia madre aveva fatto un buon lavoro a crescermi anche senza il suo aiuto.
Poi sono andata via di casa e, con la lontananza e con il tempo, sono riuscita se non proprio a perdonarlo almeno a lenire un po' il rancore che provavo per lui. Non si merita giustificazioni perchè ha fatto del male sia a me che a mia madre, ma sono riuscita a trovare qualche attenuante, qualcosa a cui aggrapparmi per non pensare male di lui.
Poi succede che, nel mezzo di questo equilibrio ritrovato, lo accompagni a fare un intervento della durata di 45 minuti. E dopo un'ora e mezza ancora non l'hanno riportato in stanza.
E sale l'angoscia, quella voglia di pianto che cerchi di strozzare perchè non te la aspetti, è un sentimento che ti confonde: fino a ieri non lo sopportavo ed oggi sono qui in pena?
Quando le cose precipitano e non vanno come ti saresti aspettato scopri dentro di te cose incredibili. Che non è la forza che non credevo di possedere, ma l'affetto.
Perchè ci ho pensato e se mi piacciono i Queen ed i Pink Floyd è merito di mio padre che li ascoltava quando ero piccola; se mi sono avvicinata ai videogiochi ed ai film horror è stato per avere qualcosa da condividere con lui. Se oggi sono quello che sono è anche per merito suo e non ha più senso fare finta che "Sei come tuo padre" non sia per me, per certi versi, anche un complimento oltre che un grosso insulto.
Quindi sono confusa.
Sono confusa perchè non so gestire tutto questo.
Benvenuta nel mio mondo. Ma stanne alla larga più che puoi!
RispondiEliminaHo covato rancore nei confronti dei miei genitori per 30 anni. Mi ci sono avvicinata, come te, quando sono uscita di casa... ma li vedevo comunque come persone che mi dovevano delle scuse. Io ero quella che ero solo grazie a me, non di certo al loro scarsissimo contributo. Anzi, diciamo che hanno contribuito fin troppo spesso a farmi capire chi NON volevo essere. Poi una telefonata mi ha cambiato la vita. Mio padre che tra le lacrime mi dice che mia madre è malata. Ho cercato di recuperare tutto quello che potevo in quei 2 mesi. E lo shock è stato tale che oggi, a quasi un anno e mezzo dalla morte di mia madre, non faccio che pensare a quello che mi sono persa perché ero arrabbiata con loro. E quando mio padre mi fa andare su tutte le furie non posso fare a meno di pensare che un giorno perderò anche lui e che devo dare il giusto peso all'incazzatura. Sono esseri umani, come noi. E come noi sbagliano. E quando eravamo ragazzi non potevamo farci niente, ma ora possiamo parlare da adulto ad adulto. Io te lo consiglio...
LaD
Ho spiegato la faccenda, più o meno, nel commento sotto.
EliminaNegli anni ho già ridimensionato dentro di me il sentimento di rancore che provavo per lui. Non perdono i suoi genitori, invece, neanche adesso che sono vecchi e con davanti la prospettiva di perderli perchè sono stati loro ad educare mio padre così e ad incoraggiarlo a comportarsi in quel modo negli anni, ed io non mi sento minimamente in colpa nei loro confronti.
Per il resto il mio unico grande rimpianto al momento è di non essere stata vicina all'unica persona che per me è stata veramente come un padre, perchè se penso alla mia infanzia tutti i miei ricordi più felici sono legati ai miei nonni.
Comunque non posso dire che quello che sono lo devo solo a me stessa, alla fine sono anche il risultato delle loro scelte e della loro educazione e... infine resta il pensiero che sono sempre le persone che mi hanno messa al mondo e mantenuta per 20 anni, per questo si meritano almeno rispetto.
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
EliminaEmpatizzo, fatti forza! Siamo umani noi come loro.
RispondiEliminaPenso le stesse cose di D, anche se non mi sono capitate, e a volte anche che un giorno **potremmo** essere cosí: a volte* divieti e costrizioni nascondono iperprotezione, che é una forma di dimostrare affetto e non lo capiamo finché non siamo nella stessa posizione.
* altre volte é strafottenza o voler far prorpio del male.
Sì, bè, non è proprio così nel mio caso. Ovviamente non volevo incentrare il discorso su "guardatemi, sono una poverina che non ha mai avuto un padre, compatitemi", quindi ho omesso storielle varie della mia infanzia ed oltre.
EliminaMia madre era iperprotettiva, ma non mi ha mai imposto troppi divieti, anche perchè io sono sempre stata ribelle abbastanza da questionare su qualsiasi cosa mi venisse imposta senza una ragione valida. E alla fine ho sempre fatto di testa mia. Ovviamente durante l'adolescenza ce l'avevo anche con lei, ma credo come tutti i ragazzi di quell'età, poi crescendo mi sono resa conto di quanto sono stata babba ;)
Mio padre invece proprio non c'era.
Era quello che guardava la tv in cucina, in sala, in camera. Era quello che quando parlavo cambiava stanza per non sentirmi. Era quello che mi portava da mia nonna per non avermi tra i piedi. Era quello che mi lasciava ore fuori dal dopo scuola al freddo in inverno perchè si scordava di venirmi a prendere.
E queste sono le cose più "leggere", il resto non sto a raccontarlo.
Quando ho fatto 18 anni ed ho iniziato ad essere ancora più indipendente, si è accorto che aveva una figlia e che forse era il caso di fare il genitore. Immaginati come reagivo al suo volermi controllare, con tutta la rabbia repressa che avevo nei suoi confronti...
Senti, io non lo faccio apposta. Anche mio padre non c'è mai stato nella mia vita e ha fatto - e fa - soffrire continuamente mia madre. La differenza però è che lui non si è svegliato quando io ho fatto 18 anni, semplicemente non lo ha mai fatto. Si stupisce quando io e mio fratello lo ignoriamo e ci rimane male, però non prova a cambiare. Il fatto che io cerchi più o meno consapevolmente di giustificarlo mi fa una rabbia incredibile.
RispondiEliminaDiverse volte ho detto a mia madre che prima o poi avrà bisogno lui di noi, visto che ha sessant'anni, e che io per lui non ci sarò come lui non c'è stato per me e mio fratello. Qualcosa però mi dice che non sarà così.
Devo direi che sono stupita e anche contenta di aver trovato una persona così simile a me. In un certo senso mi fa sentire meno sola nella mia anormalità :)
EliminaSe ti può consolare, il "ritorno" di mio padre non ha comunque migliorato il rapporto, anzi! Passare dall'indifferenza totale al dare ordini mi ha portata semplicemente ad essere ancora più offensiva nei suoi confronti e sentirlo ripetere che lui "voleva rispetto" mi faceva incazzare di più.
In tutto questo, appunto, quella che poi ci ha sofferto di più è stata mia madre.
La differenza sostanziale è che in alcune cose per mio fratello c'è sempre stato, io ero la sfigata che veniva dimenticata ovunque mentre la priorità era mio fratello per lui. Per fortuna non sono cresciuta con il complesso di inferiorità nei suoi confronti :D
Io spero tu non debba mai trovarti nella mia situazione, per carità! Lo spero davvero! Purtroppo però sappi che, siccome abbiamo un cuore, un cervello e un certo tipo di educazione, non sarai mai in grado di voltarti dall'altra parte e fare finta di niente.
Non saremo mai capaci di ripagarli con la stessa moneta.
Wow, per la serie le donne valgono zero?
EliminaLa cosa che a me fa più rabbia è che mio padre non si è mai cagato neanche mio fratello e lui essendo maschio aveva più bisogno di lui rispetto a me.
Non so se questo del "gran cuore" sia un bene o un male. Vorrei tanto fargli capire cosa si prova quando hai bisogno di qualcuno e questo qualcuno non c'è. Io e te siamo cresciute con "un pezzo mancante", loro no.
Non so se sia per il discorso donne, non credo. Forse tra la nascita mia e quella di mio fratello si è reso conto che voleva essere più presente e con lui è riuscito a partire con il piede giusto, io ormai ero già andata (abbiamo solo quattro anni di differenza, comunque)... penso fosse questa la sua mentalità.
EliminaIn parte, anzi in special modo, do la colpa di questo all'educazione che ha ricevuto dai suoi genitori ed a come sono stati cresciuti lui ed i suoi fratelli, per questo motivo (e per come si sono comportati con me e mia madre) non posso perdonare i miei nonni paterni.
Tuo fratello forse, specialmente se più piccolo, avrebbe avuto più bisogno di una figura paterna sopratutto nell'adolescenza.
Almeno tuo padre in questo è stato equo xD
Lo so che spesso essere buoni è una maledizione più che altro, perchè ci soffriamo sempre e non siamo capaci di far provare agli altri le stesse nostre sofferenze. Magari invece farà un paragone su come si è comportato lui e come vi siete comportati voi e si sentirà doppiamente uno schifo perchè, nonostante tutto, voi ci siete comunque stati.
Non so.
Non credo ci abbia mai pensato, dubito che lo farà in futuro :)
EliminaNon sono fatalista ma credo che le cose vadano come vanno perchè non possono andare in nessun altro modo. Possiamo avere dei pre-sentimenti e dei deja vu ma poi comunque vanno come 'devono'.
RispondiEliminaCredo che l'importante sia non ammalarsi coi "se" e coi "ma" che facciamo nascere dopo gli eventi che ci (in)segnano, nella ricerca di qualcosa.
Guardando bene in profondità, non possiamo pensare/agire indipendentemente da tutto/tutti ciò/coloro che ci circondano, anzi siamo completamente influenzati e dipendenti ma lo neghiamo perchè è imponderabile e quindi temiamo di non avere il controllo. Ma in realtà, in questa esistenza sequenziale a senso unico, il controllo lo abbiamo ben visibile davanti a noi, un attimo prima di agire e di essere ciò che siamo; in ogni momento; da sempre.
..::COlei::..
Per una volta che mi sento in vena poetica durante la pausa, la collega mi dice che nel commento non si capisce 'na cippa, ma io so che hai capito benissimo: significa che non ci sono scusanti né per i padri né per i figli né per nessuno perchè siamo come siamo (e cambiamo in continuazione).
RispondiEliminaAmen.
..::COlei::..
Ahahah ma noooo dai! Si capiva, si capiva perfettamente.
EliminaEd anzi ho apprezzato particolarmente la parte riguardante il controllo che esercitiamo e le scelte che facciamo. Si avvicina molto a ciò che penso anche io: alla fine una scelta l'abbiamo sempre, e a volte scegliamo di non agire. Anche quella è un'opzione.
Credo che quando ci diciamo "non avevo altra scelta, dovevo farlo" mentiamo a noi stessi, perchè alla fine l'alternativa c'è sempre... solo che non ci piace.
Secondariamente sì, è inutile fingere che non dipendiamo da niente e nessuno: non si può vivere in "splendido isolamento".
E alla fine le scelte e gli atteggiamenti di entrambi i miei genitori, che ho avuto sott'occhio per tutta la vita, hanno condizionato il mio modo di vedere il mondo. Poi la vita mi ha insegnato che non bisogna fare di tutta l'erba un fascio :)